Questa è una vecchia versione del documento!


Prelude to Saints

Adanya

Villa Vizcaya.


Adanya percorreva il corridoio con la mente piena di pensieri. Poco prima le era stato notificato di presentarsi presso l'ufficio del consigliere alla sicurezza dell'ambasciata; questo la rendeva nervosa: la donna che ricopriva tale ruolo era praticamente sconosciuta, invece di essere un ufficiale CDP di almeno un certo rango, ma almeno, come risultava dalla sua scheda, aveva già compiuto il periodo di leva nei CDP, e non sapeva cosa aspettarsi da una simile convocazione. Certo il consigliere aveva dimostrato di sapersela cavare dirigendo parte delle difese nello scontro coi locali, ma questo non voleva dire niente.
Adanya trasse un profondo respiro e bussò aspettando una ventina di secondi prima di entrare.


Adanya:«Mi ha fatto chiamare?» domandò salutando dopo aver richiuso la porta.


La donna dai capelli rossi seduta dietro la scrivania la invitò a ssedersi con un cenno della mano, mentre terminava di firmare delle carte.


Eldana:«Non ho mai sopportato questa parte del lavoro…» sbuffò mentre l'interlocutrice manteneva una faccia neutrale «Ma non siamo quì perchè lei mi senta lamentarmi. Le comunico il suo nuovo incarico.»
Adanya:«Signore?» chiese stupita. Lei era un semplice fante, al massimo le potevano far comandare una squadra e per questo sarebbe bastata una comunicazione dal suo diretto superiore.


La donna dai capelli rossi sorrise al suo stupore, ma tornò subito seria.


Eldana:«Come forse sa la nostra presenza su questo pianeta si è fatta notare in un momento piuttosto delicato. Fortunatamente le cose, per quanto ci riguarda, si sono risolte dopo gli attriti iniziali. Il punto chiave, adesso, è che dovendo restare quì tanto vale che cerchiamo di essere in rapporti cordiali con i locali. Fin quì le è chiaro?»
Adanya:«Sissignore.» rispose subito.
Eldana:«Nell'ambito delle operazioni per distendere i rapporti dopo l'inizio burrascoso… » nel giardino della villa gli ingegneri stavano ancora finendo di lavorare per ripristinarne lo stato precedente «è stato deciso di fornire una limitata assistenza militare al governo degli Stati Uniti. Naturalmente ci sono dei limiti che sono stati concordati da entrambe le parti.»


Adanya pensava di aver finalmente capito il motivo per cui era lì. Poteva definirsi una veterana, ma al tempo stesso non era gerarchicamente in una posizione tale da creare problemi con le catene di comando. Il soggetto ideale per i primi scambi.


Adanya:«Penso di aver compreso, signore»
Eldana:«Bene. Lei sarà assegnata alla cosiddetta Iniziativa dei 50 Stati. Non sappiamo dove la manderanno di preciso ma cerchi di fare del suo meglio. Quì ci sono gli ordini di trasferimento ed il suo briefing.» comunicò passando all'altra donna due piccoli dischi metallici «se li studi per bene, la aspettano a Camp Hammond tra due giorni per l'assegnazione definitiva.»
Adanya:«Agli ordini.» disse prendendo i dischi. Si alzò, salutò ed uscì dalla stanza.


Eldana guardò nuovamente il file sulla donna. Sì, era lei la scelta migliore tra le truppe momentaneamente a disposizione. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto aspettare un bel pò prima di vedere altro aiuto da parte loro.


24 ore dopo


Adanya era al magazzino a farsi consegnare gli ultimi oggetti presenti nella sua lista.


Aveva scoperto delle cose interessanti leggendo la parte del briefing riguardante l'equipaggiamento assegnato. Non le davano granate od altre armi secondarie ad alto potenziale, ma le assegnavano una vecchia arma per difesa personale a munizionamento balistico; era sorpresa che ce ne fossero ancora in giro. Era piacevolmente sorpresa di poter essere, almeno al momento, l'unica ad avere il modello di antenna di comunicazione modificato per l'impiego sulla Terra, anche se si era dovuta sorbire un paio d'ore di lezione da parte di un tecnico.


Prese le confezioni di razioni da combattimento che l'addetto le cosegnò e si diresse verso la camerata per gli ultimi saluti e qualche ora di sonno prima che l'indomani un trasporto SHIELD la conducesse verso questa nuova parentesi della sua vita.

Gui

Camp Hammond, Stamford, Connecticut – Qualche mese fa…

Si potrebbe pensare che determinate scene possano essere offerte solo nei film, quale stereotipo hollywoodiano: l’anziana signora canuta che prepara la torta di mele e la lascia sul davanzale della propria finestra; il ragazzino che si improvvisa bulletto di quartiere solo perché ha la bicicletta più lucente rispetto a tutti i suoi amici e, soprattutto, ha degli amici o presunti tali disposti a seguirlo in qualsiasi idiozia; il ragioniere un po’ paffuto e tipicamente imbranato con una camicia bianca sempre ornata da macchie di sudore e occhiali che non riescono a restare fermi al loro posto sul suo naso; e così via dicendo.

Il classico sergente “di ferro”, meglio se afroamericano, fra queste immagini precostituite è sicuramente una delle preferite della produzione cinematografica statunitense, soprattutto negli anni ’80 con Louis Gossett Jr. ed il suo sergente Foley in “Ufficiale e Gentiluomo”.

Chi potrebbe immaginare, però, che sulla base di simile stereotipo qualcuno avrebbe potuto basare la propria stessa esistenza?

Gauntlet: « E tu chi dovresti essere, ragazzo… un Jackie Chan dei poveri? » urlò, giunto innanzi all’ultima recluta della fila, nel mezzo di quello che considerava essere l’ennesimo gruppo di disgraziati con ambizioni da supereroi giunto a Camp Hammond.

Xi: « No, signore. Il mio nome è… » tentò di rispondere, osservando con interesse il bizzarro comportamento dell’uomo a cui, evidentemente, avrebbe dovuto fare riferimento nel corso della propria permanenza in quel luogo.

Gauntlet: « “Signore, no, signore.” » lo corresse, gridando ancora come se non riuscisse ad adoperare altro tono al di fuori di quello « E per quanto io sappia perfettamente chi tu pensi di essere, ragazzo, l’ultimo dei miei interessi è impegnare la mia mente a cercare di ricordarlo: dal mio punto di vista sei solo un illuso giunto nel luogo sbagliato al momento sbagliato. »

Gauntlet: « Il mio compito sarà quello di farti comprendere in che razza di guaio sei andato a cacciarti quando questa mattina hai deciso di non ritornare alla dannata isola da cui sei arrivato, alla ricerca di un destino diverso e certamente migliore rispetto alle infinite umiliazioni che qui dentro sarà mio infinito piacere infliggerti. »

Xi: « Non credo di riuscire a comprendere, signore. » obiettò il giovane asiatico, impassibile nel confronto con lui.

Tutte le altre reclute del gruppo, certamente, in quel momento non mancarono di prendere in esame l’ipotesi di un’evidente volontà suicida in quel ragazzo per loro ovviamente sconosciuto al pari di chiunque altro lì attorno. Perché diavolo non era rimasto in silenzio? Certamente tutti loro, all’inizio, avevano sottovalutato quel tizio, il sergente, ma dopo che egli aveva iniziato a parlare, inveendo senza pietà in opposizione al primo della fila nessuno aveva avuto più volontà di polemica nei suoi confronti, temendone l’ira.

Gauntlet: « Hai appena commesso due gravissimi errori, ragazzo. » sentenziò, per nulla colpito dalla tranquillità del proprio interlocutore « Da oggi fino al giorno in cui non spaccherò il tuo c##o buttandoti fuori di qui per dichiarata incompetenza, “credere” e “comprendere” non dovranno più essere parole incluse nei tuo vocabolario. La tua unica fede, in questo luogo, sarò io e per questo, se desideri, potrai rivolgerti a me quale “mio dio”. Sarò io a decidere in cosa dovrai credere, sarò io a decidere quando dovrai comprendere. »
Gauntlet: « Sono stato chiaro? »
Xi: « In ver… »
Gauntlet: « SONO STATO CHIARO? »
Xi: « Sì, signore. » si arrese, all’evidenza dell’impossibilità di stabilire una forma di dialogo con l’altro.
Guantlet: « Non ho compreso! »
Xi: « Signore, sì, signore. » ripeté, allora.
Gauntlet: « Non ho compreso! »
Xi: « Signore, sì, signore! » ripeté, ora elevando a sua volta il tono della propria voce.
Gauntlet: « Ottimo! » commentò egli, tornando a volgersi al gruppo « E visto che Jackie Chan ha voluto porre alla prova la mia pazienza con stupide obiezioni, credo proprio che sarà inevitabile iniziare la vostra permanenza in questo inferno, che presto considererete quale l’ultimo dei luoghi al mondo in cui voler essere, con una bella corsa. Quattro passi insieme giusto per permettervi di sfogare le vostre frustrazioni da New Warriors. »


E la “bella corsa” si rivelò essere, purtroppo per loro, un percorso comprensivo di oltre quindici chilometri di sterrato, nei quali, naturalmente, dover anche trasportare ognuno i propri bagagli per non lasciarli ad intralciare la piazza centrale di Camp Hammond.
Non appena il gruppo si fu allontanato, una figura difficilmente confondibile nei colori rossi ed oro della propria armatura si accostò al sergente, con passo sicuro.


Iron Man: « Posso parlarti un attimo, Joseph? » domandò.
Gauntlet: « Mi dica, direttore Stark. » rispose l’uomo, volgendosi senza alcun timore nei confronti dell’attuale comandante in capo dello S.H.I.E.L.D., nonché una delle menti alla base della stessa creazione di quel campo.
Iron Man: « L’ultimo ragazzo… non credo che tu… » cercò di spiegare, salvo essere interrotto.
Gauntlet: « Xiaoshuang Ni, o anche XN-045. » definì senza la minima incertezza « Nato, se così si può dire, il 4 agosto 2007, a Tapei, Taiwan. Un programma antivirus che, divenuto autocosciente, non è stato eliminato solo per suo volere e che, sempre per suo volere, è stato regolarmente Registrato ed è giunto qui, per poter essere inserito all’interno dell’Iniziativa. »
Iron Man: « D’accordo. » annuì « Sai chi è. »
Gauntlet: « In tutta franchezza, direttore, non mi importa se quel ragazzo si debba considerare uomo o donna, terrestre o Kree, mortale o divinità, vivo o morto. » continuò, dando evidente riprova di aver compreso le ragioni dell’accenno di Tony Stark al suo “figlioccio” « Per me è una recluta e sarà trattato al pari di chiunque altro. Il mio compito è quello di evitare di porre in circolazione altre mine vaganti come quelle che hanno creato spazio per questo campo di addestramento… ed intendo assolverlo con tutti i mezzi possibili. E se Xiaoshuang non dovesse riuscire a dimostrarsi all’altezza del destino che spera di raggiungere, mi spiace ma dovrà accettarlo come hanno fatto altri prima di lui e come sicuramente ancora dovranno fare molti altri dopo di lui. »
Iron Man: « Grazie. » sorrise allora, al di sotto della maschera, per quanto esternamente ovviamente tale espressione non poté essere riportata « Non avrei potuto sperare in una risposta migliore. Buon lavoro, Joseph… »

Un paio di ore più tardi…

Quando il gruppo di reclute riuscì, infine, a raggiungere il dormitorio, alcun clima cameratesco era riuscito ad essere stimolato fra loro, soprattutto nei confronti di colui per colpa del quale, apparentemente, erano stati condannati a grondare sudore fin dal loro arrivo a Camp Hammond. Inutile sarebbe stato, probabilmente, cercare di spiegare come il comportamento del sergente non si fosse dimostrato particolarmente intransigente e che, al contrario, quell’accoglienza si sarebbe potuta considerare quasi una regola ancor prima che un’eccezione.


Kevin: « Maledetto cinese… » bofonchiò uno fra loro, non udito però dal soggetto in questione, evidentemente il meno disposto a transigere su quanto accaduto « Se ci gioca un altro tiro del genere, gliela farò pagare con gli interessi. »
Toby: « Un ottimo primo giorno… non c’è che dire. » commentò un altro ragazzo a lui prossimo, non potendo trovare ragioni per negare tale risentimento per quanto, forse, non pienamente condiviso.
Kevin: « Dannazione. Ma guardatelo. » inveì, ora con tono più deciso, evidentemente trovando incitazione in quello considerato quale silenzio assenso da parte dei compagni « Noi ci siamo dovuti trascinare i nostri bagagli e siamo madidi come dei maiali… mentre lui è fresco come una rosa e con solo un inutile zainetto da scolaro sulle spalle. Secondo me è un raccomandato di m###a… »

Le ultime parole pronunciate erano state offerte con tanta enfasi da riuscire ad essere chiaramente udite senza fatica alcuna dall’intero gruppetto, all’interno del quale alcuno poté avere dubbi nel merito dell’identità di colui a cui stavano venendo rivolte.

Amira: « Se ti senti simile ad un maiale, forse lo sei. » interruppe, però, la voce di una ragazza, storcendo le labbra « E se sei giunto a Camp Hammond convinto di andare in un campeggio degli scout… beh… i problemi sono solo tuoi, bello. »

Kevin: « Ehy… non stavo parlando con te! »

Amira: « Io sì, invece. » rispose, per nulla intimorita dal proprio interlocutore « Volenti o nolenti, credo che sia inevitabile doverci considerare una squadra, almeno per il periodo dell’addestramento, ed in una squadra non vi può essere spazio per stupidi pregiudizi come i tuoi. »

Kevin: « Ringrazia di essere una ragazza o io… » esclamò, avvicinandosi verso di lei, con fare minaccioso.

Amira: « … o tu, cosa? » replicò, restando immobile e serrando i denti innanzi all’altro.

Fu allora che un nuovo attore si inserì sulla scena, sorprendendo entrambi nell’attraversare i due corpi e nel sostare in mezzo ad entrambi, intangibile quasi fosse uno spettro. E quell’attore altri non fu che la medesima ragione di quella discussione.

Xi: « Vi prego. » affermò con tono quieto « Non desidero essere ragione di inimicizia fra alcuno, tantomeno fra noi. »

Kevin: « Ma che… » esclamò, tirandosi indietro di scatto, reazione spontanea innanzi a quella scena « Questo è un dannato Kitty Pryde in versione asiatica e maschile! »

Xi: « Mi dispiace di essere stato causa di disagio per tutti voi: il comportamento del sergente è stato illogico dove, se offeso dal mio comportamento, non avrebbe dovuto lasciar ricadere su di voi la medesima punizione. » continuò tranquillo, “uscendo” da Amira nel ritrovare sufficiente spazio fra i due con l’allontanamento del giovane « Se potrò, in qualche modo, essere utile a risarcirvi per quanto accaduto sarà mia premura operare in tal senso al più presto. »

Amira: « No… non ce ne è bisogno. Non devi neppure scusarti… » rispose, ora sorridendo tranquilla.

Kevin: « Chi sei, cinesino? » domandò, cercando di celare turbamento per i modi freddi e controllati offerti da Xi.

Xi: « Il mio nome è Xiaoshuang Ni, ma potete chiamarmi Xi. » affermò senza esitazione, in soddisfazione di quella richiesta « E, per ovviare alla diffusione di erronee voci sul mio conto, preferisco definire immediatamente che, purtroppo, non sono un essere umano, ragione a giustifica della mia apparente “freschezza” e dell’assenza di ogni bagaglio al di fuori dello zainetto da te prima citato. »

Nel gruppo di reclute lì riunite, ed ancora effettivamente sconosciute le une alle altre, quella dichiarazione risuonò del tutto inattesa, cogliendoli per un istante di sorpresa e provocando in ciò esclamazioni di varia natura.

Toby: « Sei forse una specie di Visione come quella dei Giovani Vendicatori? » intervenne, rivolgendosi per la prima volta verso di lui.

Xi: « No. In verità non sono neppure un androide, ma semplicemente un software che, a seguito di una singolarità tecnologica, ha avuto occasione di prendere coscienza di sé e della propria esistenza. » spiegò « Il corpo che vedete è solo una matrice energetica, che ho compreso di poter realizzare solo dopo oltre una decina di mesi di calcoli e la collaborazione, non ufficiale, di molti elaboratori a me esterni in tutto il mondo. »

Amira: « Quanti paroloni. » commentò, allungando lentamente la mano verso di lui per provare a toccarlo, riuscendoci dove, evidentemente, doveva aver riassunto una consistenza usuale « Magari poi ci presenteremo meglio e proverai a spiegarmi questo concetto con termini che anche io riesca a comprendere… che ne dici? » sorrise, appoggiando la propria mancina sulla sua spalla destra « Per intanto: piacere, il mio nome è Amira Taraneh… »

Quella sera…

La prima giornata a Camp Hammond, per il gruppo di reclute, stava finalmente giungendo al termine.

Nella sola eccezione offerta dalla corsa a cui erano stati costretti da Gauntlet, alcuno fra i sette avrebbe potuto, essenzialmente, lamentarsi della propria condizione in quello che era stato semplicemente un giorno di introduzione al campo, di spiegazione nel merito delle numerose regole e di presentazione reciproca, sebbene a quest’ultima fase essi giunsero solo durante la cena, quando ritrovandosi a confronto con il numeroso e variegato ambiente lì presente si strinsero istintivamente l’uno all’altro, concedendosi fra loro, per lo meno, volti “noti” per quanto ancora sconosciuti, in un naturale cameratismo, tipico di determinati ambienti.

Oltre a Kevin Maguire, Tobias Adam Johnson, Amira Taraneh e lo stesso Xiaoshuang Ni, quella che, effettivamente, sarebbe dovuta da loro essere considerata quale una squadra, come Amira aveva denotato nel pomeriggio, poteva contare anche Johanna Rose, Francisco Esteban Ramirez Montalban e Andrea Parker.

Kevin si era così presentato quale un umano, dotato di bio-vampirismo come spiacevole eredita di alcuni esperimenti condotti da un certo dottor Sun su suo padre: giunto al suo diciottesimo compleanno, quasi come una maledizione cinematografica, il giovane non aveva più potuto nutrirsi di nulla al di fuori di creature viventi, sottraendo da esse l’energia vitale a lui necessaria per sopravvivere o, talvolta, anche per incrementare le proprie capacità fisiche. Ovviamente non aveva mai ucciso un essere umano, limitandosi a nutrirsi di animali grandi e piccoli. Purtroppo, però, durante una discussione al college, aveva avuto la sciagurata idea di ricorrere alle proprie capacità per cercare vendetta su un proprio antagonista in amore, sottraendogli un anno di vita e lasciandolo in coma per tre settimane. In conseguenza di ciò, era stato praticamente costretto alla Registrazione e all’Iniziativa quale più che allettante alternativa al carcere al quale, altrimenti, sarebbe stato inevitabilmente destinato.

Toby, più semplicemente, si era dichiarato quale dotato di sensi amplificati, maggiore vista, udito, olfatto ma anche tatto o gusto, per cause a lui ignote. In verità la sua adesione alla Registrazione ed all’Iniziativa era stata più spronata alla volontà di comprendere la natura dei propri “poteri” che ad una reale vocazione verso la strada del supereroe, sebbene comunque non avrebbe disdegnato l’occasione di poter essere utile al prossimo in tal senso.

Amira, invece, era una mutante, una delle poche sopravvissute alla Decimazione, capace di sublimare il proprio corpo, ed eventuali oggetti inanimati o persone con lei in contatto fisico, ad uno stato aeriforme, tale da rendersi simile ad vapore acqueo. Di origine turca ma giunta negli Stati Uniti come schiava, per il mercato della prostituzione, prima della Registrazione e dell’Iniziativa ella aveva vissuto per qualche anno a Miami, vicino ad un gruppo di vigilantes locali poco conosciuti e successivamente venuti meno durante la recente Guerra Civile. Quale mutante, conteggiata all’interno dei famosi 198, non aveva avuto in verità molte possibilità con la Registrazione, ma la sua adesione all’Iniziativa era stata del tutto volontaria, nella speranza di ritagliarsi, in quel modo, un proprio posto nel mondo e di evitare, magari, ad altre ragazze il destino che dei supereroi, anche se poco famosi, erano riusciti ad evitare a lei.

Johanna, non mutante ma, probabilmente, non propriamente umana, aveva dimostrato un innato talento di apprendimento e simulazione, tale da renderla capace di riprodurre ogni genere di attività una volta imparata anche semplicemente per imitazione. Con il nome forse non eccessivamente originale di Playback si era provata ad impiegare senza arte né parte come vigilante di quartiere nella sua Delta, in Colorado, senza offrire eccessivo disturbo né attirare particolare attenzione mediatica. Di fronte all’Atto di Registrazione si era inizialmente trovata in disaccordo, schierandosi in tal modo dal lato sbagliato della barricata e venendo addirittura richiusa nel gulag costruito nella dimensione negativa. Con la fine della Guerra Civile, aveva inevitabilmente accettato di registrarsi, godendo in tal modo della conseguente amnistia e potendo essere inserita all’interno dell’Iniziativa.

Francisco, ex-cadetto dell’ U.S.A.F., durante il proprio addestramento si era ritrovato esposto a una massiccia dose di un gas sperimentale, giunto per errore in sostituzione di un normale gas da esercitazione. Tale gas, combinato ad una particolare situazione ambientale che successivamente i militari non erano più riusciti a riprodurre, aveva reso particolarmente instabili le strutture subatomiche del corpo del giovane, concedendogli la possibilità di riplasmare gli atomi all’interno del proprio corpo, per cambiarne la disposizione ed agire similmente ad un tradizionale mutaforma o, peggio, per trasmutare la propria essenza in materie diverse dalla semplice carne. Purtroppo, però, tale potere si era da subito dimostrato particolarmente complesso da gestire, troppo per una normale mente umana: qualsiasi minima emozione, qualsiasi pensiero, infatti, portava Francisco inevitabilmente ad una mutazione, tale da costringerlo all’utilizzo di un bracciale inibitore, studiato nella forma di un normale orologio, utile a concedergli ancora una speranza di vita definibile normale.

Andrea, infine, era la giovane rampolla di una famiglia altolocata la quale, nel corso di un rapimento a suo discapito, aveva avuto, forse in conseguenza di un elevato livello di stress emotivo, modo di abbracciare un antico retaggio del quale non aveva mai avuto notizia prima di allora, legato al nonno di sua madre, uno sciamano nativo-americano: divenuta capace di entrare in contatto con creature della natura a lei prossime, la ragazza aveva dimostrato il potere di assumerne le sembianze e le capacità, era così riuscita a fuggire ai propri rapitori prima nella forma di un comune gatto di campagna, successivamente in quello di un corvo, ritrovando la propria libertà e la via di casa. A seguito dell’Atto di Registrazione e dell’istituzione dell’Iniziativa, contrariando ovviamente la propria famiglia che aveva cercato fino a quel momento di mantenere riservata la particolare dote della propria unica erede, ella ha deciso di aderire, più per spirito di avventura e per fuggire dall’ordinario della sua pur straordinariamente agiata vita, che per una reale vocazione supereroistica.

I sette, così, si erano ritrovati in maniera naturale, probabilmente inevitabile, a presentarsi gli uni agli altri, parlando ognuno di sé, della propria storia, delle proprie origini.

Alla fine solo Xiaoshuang, pur ottimo ascoltatore, si era proposto in misura inferiore quale oratore, restando in tal modo per ultimo, quale il solo a non aver ancora offerto alcuna ulteriore spiegazione a proprio riguardo. E, così, nonostante le iniziali tensioni, le ipotetiche inimicizie, rancori effimeri sorti in conseguenza dell’incomprensione di quel pomeriggio, fu proprio lo stesso Kevin a rivolgersi in toni amichevoli verso il compagno di squadra, incitandolo a parlare di sé.

Kevin: « E tu? Non ci dici nulla? » gli domandò « E’ già sufficientemente inquietante non vederti cenare, dove non sono abituato ad altra gente che evita di mangiare oltre a me… ma se anche resti in silenzio la situazione rischia di diventare raccapricciante. »

Xi: « Non è mio desiderio offrirvi disgusto con la mia presenza, ma purtroppo, anche se volessi provare a nutrirmi per evitare simile immagine, non potrei farlo, non possedendo neppure un esofago nel quale reindirizzare l’eventuale bolo alimentare. »

Johanna: « Woah… bisogna di certo lavorare un po’ attorno al tuo modo di esprimerti, amico. » sorrise divertita « Sembri un presentatore dei documentari della PBS… »

Amira: « Che ne pensi di spiegarci in maniera… comprensibile… quello a cui stavi accennando questo pomeriggio? Sulla tua… err… matrice energetica. »

Xi: « D’accordo. » confermò, osservando uno ad uno i volti dei propri compagni, nel mentre in cui cercava di ritrovare le parole migliori per esprimersi « Avete mai sentito parlare di progetti di calcolo distribuiti? »

Andrea: « Sì. » annuì, prendendo parola « Il primo del genere è stato sviluppato a Berkeley sotto il nome di SETI@home. L’idea di fondo era quella di adoperare le risorse di migliaia, milioni di normali computer domestici quale risorsa per elaborare informazioni troppo estese per qualsiasi supercomputer. »

Xi: « Esattamente. Poche settimane dopo la mia “nascita”, elaborai uno screen saver basato sul medesimo concetto, diffondendolo grazie ad internet in tutto il mondo. »

Toby: « E, in questo modo, hai potuto sfruttare la potenza di calcolo di milioni di computer per riuscire a dar vita a… »

Xi: « … al mio corpo, esattamente. » completò egli « Un singolo elaboratore, o anche il più potente dei mainframe della stessa Stark Enterprises, avrebbe impiegato anni, se non addirittura decenni, per completare ciò che tanta gente mi ha inconsciamente offerto in meno di dodici mesi. »

Francisco: « Teoricamente, quindi, potresti assumere l’aspetto di chiunque? » incalzò, aggrottando la fronte.

Xi: « Teoricamente sì. Praticamente no. Per qualsiasi modifica a questa matrice energetica, anche solo nell’elaborazione di nuovi abiti da indossare, è necessario ancora l’impiego di troppe risorse e troppo tempo. E parlo in termini di settimane. La creazione di una nuova matrice occuperebbe almeno un altro anno di lavoro… e sebbene il tempo non dovrebbe offrirsi quale un concetto astringente nel confronto con la mia intrinseca natura, preferisco impiegarlo nel camminare per il mondo, relazionandomi con tutti voi. »

Parole tutt’altro che ovvie quelle concesse loro da Xi, in quel momento, che diffusero per un istante un sentimento di malinconia fra tutti loro, al pensiero del tempo, della risorsa che sarebbe dovuta essere considerata quale la più importante soprattutto per loro, creature mortali, e che, paradossalmente, sembrava essere ancor più apprezzata da un programma, un software ipoteticamente immortale.

Kevin: « Senti… per curiosità… » interruppe quel frangente di laconicità, riprendendo parola « Ma come si chiama questo screen saver da te creato? Visto che, comunque, ti è ancora utile, almeno in termini di abbigliamento, potremmo anche provare ad installarlo sui computer del campo nei prossimi giorni… »

Xi: « A causa dei contenuti di tale programma, dubito che un tale gesto potrebbe essere apprezzato dai responsabili di questa istituzione, per quanto personalmente non posso evitare di esserti grato per la proposta. »

Francisco: « Contenuti?! » esclamò, sgranando gli occhi « Non vorrai farci credere che… »

Xi: « Per quanto possa risultare imbarazzante, ha una probabilità di diffusione più elevata un software a carattere erotico di qualsiasi altro genere tematico. »

Tempo dopo, una mattina come altre…

Xi si stava ormai ponendo da oltre sei ore costretto alla modalità di risparmio energetico, risultando praticamente quale uno spettro, in conseguenza della stanchezza di una lunga ed imprevista notte di allenamenti. Sarebbe stato certamente più sicuro, per lui, effettuare il download del proprio codice base, della propria coscienza, nel proprio terminale hardware, per quanto, comunque, avrebbe potuto mantenersi in quello stato ancora per ore, forse addirittura giorni. Ma prima di “andare a dormire”, come era solito lasciar intendere tale condizione ai propri compagni per semplificare la comprensione del proprio periodo di ricarica, desiderava concludere un discorso rimasto in sospeso durante la “giornata”, se così si fosse potuta indicare, appena conclusa.

Per questo stava cercando Amira, ritrovandola infine in un angolo del campo a litigare con il proprio cellulare…

Amira: « Accidenti… ogni volta è sempre una missione impossibile… » commentò la giovane, non accorgendosi dell'arrivo del proprio compagno, dove distratta e dove egli, in tale condizione, non avrebbe potuto offrire alcun rumore nei propri movimenti a meno di non riprodurli egli stesso verbalmente.

Xi: « Problemi? » domandò con voce quieta, accostandosi a lei.

Amira: « Cielo! » esclamò ella, portandosi una mano al petto in conseguenza dello spavento « Xi… ciao… cerca di fare più rumore quando ti muovi o farai morire d'infarto qualcuno! »

Xi: « Domando scusa. » rispose egli « Non era mia intenzione porre a rischio la tua vita. »

Amira: « Err… ricordati di fare un giro in Wikipedia alla voce “modi di dire” questa sera… » suggerì con un tranquillo sorriso lei, divertita « Dimm… oh… aspetta un attimo per favore… » si interruppe, notando come il cellulare avesse ripreso a dare segni di vita « Faccio una telefonata e sono da te, prima che questa baracca mi abbandoni di nuovo. »

Xi non rispose nulla, semplicemente ritraendosi indietro a quella richiesta, per rispetto verso la sua privacy. Ed Amira, finalmente, poté ascoltare il tu-tu tanto atteso, tanto sperato…

Julia: « Pronto?? »

Amira: « Julia? Ciao sono Amira… » sorrise, felice nel risentire la voce della propria vecchia amica.

Julia:« Ciao piccola!! Come va? »

Amira: « Tutto tranquillo. Alla fin fine la vita a Camp Hammond non è poi così male come molti vorrebbero credere… » sorrise « Forse perché non tutti hanno avuto la possibilità di essere addestrati da un certo ex-immortale di nostra conoscenza. E tu? I bambini? Sean? Tutto bene?! »

Julia:« In effetti a volte avere attorno Sean è servito a qualcosa… ahi!! » disse, ridacchiando, « L'oggetto dei nostri pettegolezzi si appena ribellato, dandomi un pizzicotto nel fondo schiena!! »

Amira: « Il solito permalosone… » ridacchiò « Ma in fondo è così che ci piace! »

Julia:« Comunque noi stiamo tutti bene, al momento ci siamo presi qualche giorno di relax, dalle nostre ricerche, siamo in Sardegna, su una bella spiaggia e i bambini si stano divertendo nella sabbia!! »

Amira: « Sardegna?! » ripeté, per assicurarsi di aver sentito bene « Deve essere bella! »

Julia:« E' sì davvero bella, non ha molto da invidiare a posti più esotici!!! »

Amira: « Qualche settimana fa c'è stata anche Taya ed ha pubblicato splendidi paesaggi nella sua gallery su Facebook. Peccato non siate riuscite ad incrociarvi. » commentò poi « Va beh che lei era lì per lavoro… sai uno di quei servizi fotografici che la rendono pazza nel dover stare dietro ad ogni capriccio delle modelle. »

Julia:« Peccato… » disse con una fitta di tristezza, per quanto fosse felice, con Sean e i bambini, gli mancavano le persone a cui voleva bene, che avevano dovuto lasciare, con la decisione di non registrarsi.

Julia:« Mi mancate…. tutti quanti… »

Amira: « Anche voi ci mancate… » confermò la ragazza, storcendo le labbra verso il basso « Comunque, sentendoci con Taya, Becca e Ri si stava ipotizzando un giretto dalle vostre parti, magari la prossima estate. »

Julia:« Sarebbe magnifico!!! » disse Julia con entusiasmo.

Amira: « In fondo dovremmo avere tutte diritto ad un minimo di ferie… loro sicuramente… ed anche io, almeno spero, con questa faccenda dell'Iniziativa! » aggiunse con tono scherzoso e speranzoso « Con un bel volo low-cost l'Europa non dovrebbe poi essere tanto lontana. »

Julia:« Ma quale low-cost, il viaggio ve lo paghiamo noi!!! Non sia mai che vi pagate il viaggio per venire da noi!! » disse seria.

Amira: « Ehy… quale parte di “stiamo tutte lavorando” hai perso? » esclamò scherzosa, scuotendo il capo « Non navighiamo nell'oro, certo, ma almeno a sbarcare il lunario ed a mettere qualcosa da parte riusciamo ancora. »

Amira: « Ma che clima c'è da quelle parti? Vi trattano bene? » domandò poi, curiosa.

Julia:« In realtà piuttosto bene, non fanno molto caso al nostro aspetto qui… e siamo una coppia che da decisamente nell'occhio!! Soprattutto il bestione alato che mi sta sempre appresso!!! »

Amira: « Almeno state restando fuori dai guai. » sorrise « E dimmi… » aggiunse poi con tono volutamente pettegolo « … ma come fa il tuo maritino a convivere con la propria gelosia? O tutte le storie sul maschio latino sono pura leggenda metropolitana?! »

Julia:« Facciamo così, perché non glielo chiedi direttamente?? » disse passando poi il telefono al marito.

Sean: « Ma chi è? » domandò, lasciandosi accostare il cellulare all'orecchio, dove come sempre si poneva decisamente impossibilitato a reggerlo elegantemente in autonomia a causa delle sue grandi e letali mani insensibili.

Amira: « La vostra quasi-supereroina registrata preferita! » esclamò la ragazza.

Sean: « Oh… ciao A……! »

Ma il resto della frase si perse, nel contempo della perdita del campo per il cellulare della ragazza.

Amira: « Maledetta tecnologia! » esclamò frustata, verso il telefonino « Senza offesa, Xi! »

Xi: « Se la telefonia mobile è fonte per te di tanti problemi, perché non ricorri ad un telefono fisso? » domandò, propositivo.

Amira: « E' una questione psicologica, in effetti. Per quanto probabilmente lo S.H.I.E.L.D. non stia mancando di tenere sotto controllo anche questo, al pari di quelli personali di tutti noi, preferisco pensare di essere indipendente e di avere ancora un minimo di privacy… » confessò, con un sorriso tranquillo.

Xi: « Ma, a seguito di questa improvvisa interruzione, i tuoi amici non resteranno in pensiero? »

Amira: « Comprenderanno di certo. E' gente in gamba… »

E ancora, una notte come altre…

« Mi spiegate, per l'ennesima volta, perché dovremmo fare una cosa tanto stupida? »

« Perché praticamente tutti i gruppi, qui a Camp Hammond, almeno una volta lo hanno fatto… e non vedo ragione per dimostrarci diversi dagli altri. »

« Innanzitutto non è vero che lo fanno tutti… »

« Che io sappia lo ha fatto solo il gruppo di Prodigy, qualche settimana fa, e poi ha avuto anche di che pentirsene. »

« Volete stare un po' zitti?! Eravamo tutti d'accordo fino a ieri sera… ed ora vorreste tirarvi indietro? »

« Ma andate senza di noi, scusa. »

« I patti erano chiari… o tutti o nessuno. »

« Nessuno? »

« … »

« Spiritoso. »

Sette figure erano quelle radunatesi in un angolo di Camp Hammond, quella notte, per pianificare la propria evasione dai limiti loro imposti, un giro in città in contrasto ad ogni regolamento, severo, presente all'interno del campo ed alle possibilità di essere seriamente puniti per tale azione.

Ma, del resto, dove già un gruppo aveva chiaramente indicato la via, segnato il cammino, come poter evitare, per loro, di permettere ad una bravata solitaria di diventare un vero e proprio rito di passaggio, all'interno di quell'istituzione?

Kevin: « Toby… non devo neppure chiedere, vero? »

Toby: « Ovviamente no. » confermò, annuendo.

Kevin: « Francisco? Sei dei nostri? » chiese, nei confronti di colui che, eventualmente, avrebbe potuto avere più ragioni di chiunque per voler evitare simile insubordinazione, quale ex-cadetto dell'areonautica.

Francisco: « E sia. » acconsentì, lasciando perdere le proprie ritrosie.

Kevin: « Ragazze? »

Johanna: « Se non ne possiamo fare a meno… »

Andrea: « Dai che ci divertiremo. »

Amira: « Sperando di non metterci nei guai. »

Kevin: « Xi… sei ancora carico? » domandò, non desiderando che il compagno potesse rischiare qualcosa in quell'escursione goliardica fuori dal campo.

Xi: « Ho fatto in modo di risparmiare le mie energie nel corso di tutta la giornata. » confermò, annuendo « Dovrei poter conservare tangibilità ancora per qualche ora, dopo di che potrò proseguire in modalità di risparmio energetico senza alcun problema. »

Kevin: « Andiamo allora… e vedrete che nessun si accorgerà di nulla. »

Sei ore dopo…

Gauntlet: « … due tavoli da biliardo sfasciati, un jukebox distrutto, dodici sedie fatte a pezzi, impossibile conteggiare il numero di piatti, bicchieri, bottiglie frantumate, insieme a tre vetrine ormai semplice ricordo… »

I sette restarono in silenzio di fronte al loro “dio”, come egli stesso si era proclamato diverso tempo prima, non potendo avere alcuna possibilità di difendersi da simili accuse, di ovviare alle stesse, dove purtroppo quello si poneva quale un semplice ma dettagliato elenco delle conseguenze della loro uscita clandestina.

Gauntlet: « … nove… dico nove… Harley-Davidson esplose… » proseguì, con tono di voce costante nel proprio furore, nel dettare quella lista come fossero ordini per una loro esercitazione.

Gauntlet: « … diciannove… civili all’ospedale, fra cui ovviamente i proprietari delle succitate moto più loro improvvisati amici. Braccia rotte, polsi slogati, contusioni di varia natura e, persino, un paio di lievi commozioni celebrali, a seguito di impatti troppo violenti con il soffitto del locale teatro di tanta stupidità. »

Gauntlet: « Avete qualcosa da dirmi prima che vi sbatta a lavare i cessi della base orbitante dello S.W.O.R.D. per il resto della vostra vita?! » domandò, infine, rivolgendosi a tutti ed a nessuno.

Ma alcuno volle prendere parola, consapevoli di come, a prescindere da quanto avrebbero potuto dire, qualsiasi condanna si sarebbe potuta considerare già emessa a loro discapito.

Gauntlet: « Andatevene. Andatevene tutti. » ordinò loro, chinando il capo « Non credevo che dopo i New Warriors qualcun altro avrebbe osato agire in maniera tanto idiota in questa città. Evidentemente mi sbagliavo… »

I sette compagni, senza dire una parola, si voltarono ed uscirono, lasciando solo il loro istruttore.

Uno stato di solitudine che, in effetti, durò solo pochi secondi, dove attraverso la porta chiusa dell’ufficio si propose l’immagine evanescente di Xi, ormai costretto al risparmio energetico in conseguenza del quasi completo esaurimento della propria carica.

Gauntlet: « Quale significato della parola “andatevene” non ti è risultato chiaro, Jackie Chan? » domandò, nel dimostrare non più un tono iracondo, quanto piuttosto deluso.

Xi: « Signore, pur ritenendo corretto il suo rimproverò per quanto occorso, credo che sia giusto che lei sappia il perché è avvenuto, prima di attribuire impropriamente responsabilità ai miei compagni. Signore. »

Gauntlet: « Ovvero? »

Xi: « Signore, la rissa è avvenuta per causa mia. I motociclisti coinvolti non apprezzavano il mio aspetto esteriore e, innanzi ai loro pur vani tentativi di offesa a mio discapito, i miei compagni hanno voluto prendere le mie difese. Signore. »

Guantlet: « Quindi, oltre ad esservi allontanati senza permesso dalla base, avreste dato vita ad una rissa solo perché degli stupidi hanno deciso di attaccarti, nonostante nessuno fra loro avrebbe mai potuto farti del male? E’ questo che stai cercando di dirmi? »

Xi: « Signore, non in questi termini, ma sì, signore. »

Gauntlet: « E questo dovrebbe forse convincermi a punire solo te e non gli altri? »

Xi: « Signore, avrei dovuto richiedere ai miei compagni di non interessarsi alla questione. Ma ho avuto desideri odi provare un’es… »

Gauntlet: « Il tuo “tutore” sa che hai imparato a mentire? »

Xi: « Signore? »

Gauntlet: « Trentasette minuti fa, due di quei nove motociclisti, un po’ troppo brilli per riuscire a controllarsi, hanno cercato di invitare Andrea e Amira ad appartarsi in loro compagnia. » definì, con tono che non avrebbe mai potuto essere interpretato quale semplice ipotesi « Francisco è stato il primo ad intervenire, chiedendo loro di ritirarsi. Ma a quel punto la situazione era già compromessa e la rissa, ormai, inevitabile. Questi sono i fatti. »

Xi: « Signore, non so di cosa parla, signore. »

Gauntlet: « Sei piuttosto umano per non essere un umano, Jackie. » scosse il capo « Dimmi: cosa hai pensato nel momento in cui hai deciso di far esplodere in aria quelle moto? Ti sei reso conto di quanto anche un solo petardo, buttato a terra da un superumano, possa sembrare una bomba atomica in un clima come quello di Stamford? »

Gauntlet: « Forse pensavi, in questo modo, di riuscire a contenere la crisi? Di impedire il degenerare della situazione invece che di favorirlo come, altresì, è stato? »

Xi, comprendendo di aver commesso un errore a voler tornare indietro, chinò il capo e poi si voltò, per allontanarsi nella direzione della soglia oltre la quale era giunto. Ma prima che potesse allontanarsi, la voce dell’uomo lo arrestò ancora una volta.

Gauntlet: « Perché hai tentato di mentire? Non è un comportamento che ti si addice… » gli domandò, dimostrandosi incuriosito « Perché volevi risultare l’unico responsabile per quanto è successo? »

Ed il giovane, arrestandosi a metà della porta stessa, nel voltarsi soddisfò tale richiesta.

Xi: « Signore, è stato lei a insegnarci come essere una squadra, signore. »

Tempo dopo… il graduation day!

Toby: « Ci sono e ancora non riesco a crederci… » commentò, cercando di sistemarsi in qualche modo il costume addosso, litigando con quella stoffa colorata che non sembrava voler disporsi in alcun modo attorno al suo corpo.

Amira: « Personalmente non avevo preso in considerazione l’idea di dover andare in giro vestita con un costume di carnevale… o ci avrei pensato due volte prima di iscrivermi. » sottolineerò, osservando la propria tutina fin troppo attillata per i suoi gusti.

Johanna: « Non ti preoccupare… stai benissimo. » la rassicurò, sorridendo.

Amira: « Sarà, ma mi sento un po’ ridicola. »

Francisco: « E’ più per la gente che per noi. » ricordò loro, in una retorica del resto nota a tutti « Così come un poliziotto, un vigile del fuoco o un militare è immediatamente riconoscibile dalla sua divisa, anche noi “supereroi” dobbiamo poterlo essere… a modo nostro. »

Kevin: « Sarà… ma ciò non toglie che nessuno ha mai visto girare Luke Cage così conciato. »

Andrea: « Ti ricordo che Luke Cage, con la sua camiciona gialla e la catena attorno ai fianchi aveva un gusto del trash che solo negli anni ’70 sarebbe potuto essere tollerato. »

Johanna: « Sentite… al di là dei costumi… nessuno di voi ha pensato a come, questo, è il nostro ultimo giorno insieme? » domandò « Con tutti gli Stati ancora scoperti, sarà difficile finire in gruppo insieme. »

Amira: « Beh… dai… esistono i telefoni… ed internet. » sorrise, cercando di apparire ora lei rassicurante verso la compagna « Volendo si potranno mantenere i contatti al punto da essere addirittura nauseati dal troppo sentirci. »

Kevin: « E poi non dimentichiamoci del fatto che non tutti i gruppi, qui a Camp Hammond, possono farsi vanto di avere un software autocosciente fra loro. Sono certo che Xi troverà modo di sopperire a qualsiasi distanza fisica potrebbero mai imporci… »

Toby: « A proposito… ma Xi che fine ha fatto? Non vorrà arrivare in ritardo proprio oggi, spero… »

Non lontano da lì…

Gauntlet: « Cosa diavolo ci fai qui, Jackie? » domandò, ritrovandoselo di fronte dopo l’angolo di un corridoio « Non dovresti essere insieme ai tuoi compagni per la cerimonia? Dopo tutto oggi scoprirete in quale angolo di questo grande Paese andrete a creare danno… »

Xi: « Signore, posso parlare liberamente, signore? »

Gauntlet: « Uhm… che non diventi un’abitudine, però. Anche se diventerai un supereroe ufficialmente autorizzato, hai ancora tanta gavetta da dover fare prima di conquistarti il mio rispetto. »

Xi: « Signore… senza offesa ancora non riesco a comprendere il razionale posto dietro alla sua scelta. Ho agito in maniera errata quella sera, provocando danni superflui e tranquillamente evitabili, rischiando di porre sotto una luce estremamente negativa l’intera Iniziativa e Camp Hammond. »

Gauntlet: « Fortunatamente abbiamo molta gente esperta di P.R. che ha saputo rigirare la questione in modo tale da minimizzare gli eventi. In fondo, oggettivamente parlando, non sarà la prima né l’ultima volta che un branco di scansafatiche organizzerà una simile bravata… come, del resto, anche io ai miei tempi, nell’esercito, non ho mancato di fare con i miei compagni. »

Xi: « Ciò nulla toglie al mio dubbio. Io non sono umano. Legalmente parlando non sono neppure ancora stato riconosciuto come entità autonoma e dotata di inalienabili diritti umani come dovrebbe sapere: risulto proprietà della Stark Enterprises, annesso al programma dell’Iniziativa del 50 Stati solo in conseguenza del ruolo ricoperto, in questo particolare frangente politico, dal signor Stark. »

Gauntlet: « Ora è a me che sfugge il senso del tuo discorso… » aggrottò la fronte « Questo cosa dovrebbe significare? »

Xi: « Non essendo umano, non essendo riconosciuto neppure quale essere vivente, dove probabilmente tale definizione non potrebbe mai competermi, ho coscienza di non potermi concedere possibilità di errore. Per dirla in parole povere, signore… io potrei essere terminato in qualsiasi istante, e questa non verrebbe mai riconosciuta quale una condanna a morte. »

Gauntlet: « E…? »

Xi: « Perché concedermi di proseguire il percorso nell’Iniziativa, dove ho offerto palese dimostrazione di non essere meritevole di ciò? Molti superumani passati in questo campo sono stati privati dei loro poteri in conseguenza di eventi anche meno fragorosi rispetto a quanto ho fatto io. Perché per me vi è stato un trattamento diverso? E’ forse in conseguenza di un intervento del signor Stark? Se così fosse, mi spiace, ma sarei costretto a rinunciare… »

Gauntlet: « Se così fosse, perché dovresti rinunciare? » incalzò, con aria curiosa.

Xi: « Perché non sarebbe corretto nei confronti di tutti gli altri giovani uomini e donne che qui pongono il proprio impegno giorno dopo giorno, sacrificandosi nella volontà di raggiungere quanto a me è stato donato. E non sarebbe corretto nei confronti dei miei compagni, che fin dal primo giorno hanno posto la propria fatica ed il proprio sudore a compenso della mia inefficienza, dei miei sbagli… ricorda, signore? »

Gauntlet: « Certo che ricordo. »

Xi: « E quindi? »

Gauntlet: « Senti… Xi… » esordì, chiamandolo per la prima volta con il suo vero nome, dopo che per mesi era sempre stato nominato quale Jackie Chan, portando persino molti altri nel campo a errare in tal senso « Ora ti sto per dire una cosa che desidero tu possa considerare quale il mio ultimo insegnamento, e forse il più importante. »

Gauntlet: « In questi mesi tu hai dimostrato una vivace curiosità, desiderio di apprendimento, capacità di socializzare e, soprattutto, solidarietà verso i tuoi compagni. Tutte queste caratteristiche sono importanti… sono considerate generalmente umane… ma non sono quelle per le quali ho deciso che tu fossi pronto a diventare un supereroe. Perché solo io avrei potuto decidere per la tua promozione ed il tuo signor Stark, con rispetto parlando, non avrebbe potuto influenzarmi neppure con tutta l’autorità di cui è stato rivestito dal Presidente degli Stati Uniti. »

Xi: « Perché, allora? »

Gauntlet: « Perché, sempre in questi mesi, tu hai anche dimostrato un’altra caratteristica, la più importante ed umana che mai avresti potuto presentare innanzi al mio sguardo e giudizio: la capacità di sbagliare, di riconoscere i tuoi errori e, in questo, di migliorarti. » spiegò, con tono tranquillo « Nessuno fra noi è perfetto, Xi… e nessuno, spero, abbia mai preteso che tu lo fossi. Ciò che è fondamentale, però, è la capacità di riconoscere questa intrinseca fallibilità dell’essere umano, non per usarla quale scusante per l’indolenza, ma quale sprone per tendere a migliorarsi. »

Gauntlet: « Per quanto mi riguarda, la stessa ritrosia che oggi ti ha condotto fino a me, la stessa incertezza nei confronti della decisione presa nei tuoi riguardi, ti qualifica quale adatto a questo ingrato compito più di molti altri che, al contrario, sono soliti considerare dovuta loro la promozione, la qualifica di “supereroe” e la possibilità di mettersi a giocare con le vite di innocenti in un qualche delirio di onnipotenza. »

Xi: « Signore… »

Gauntlet: « Fila ora! » ordinò, tornando al proprio classico tono « I tuoi compagni ti stanno aspettando per la cerimonia… mentre un nuovo gruppo di New Warriors sta aspettando che io li vada ad accogliere all’ingresso, per insultarli e svilirli come mai sono stati insultati e sviliti prima d’oggi nella loro intera vita. »

E Xi, osservando per un istante in silenzio quell’uomo, si limitò ad annuire, chinando in ciò il capo per tributargli il giusto onore e ringraziamento per tutto ciò che aveva fatto per lui, quale suo mentore in quel mondo nuovo.

Swat

Base Navy Seal - Coronado – California
Hangar 18


Sheppard:«Andiamo ragazzi, per una volta mettete da parte testosterone e muscoli e usate il cervello!!», una voce bassa e profonda, risuon� nello spazio aperto dell’ hangar, «Un soluzione per un uscirne fuori senza uccidere met� dei nemici, perdere parte della nostra squadra, e magari portaci a casa qualche ostaggio, vivo; esiste, basta cercarla, dovete guardare oltre le normali manovre da manuale.» l’uomo alto e slanciato, vestito con la divisa nera dei Seal, si aggirava tra i componenti della sua squadra impegnati in gruppi a risolvere un problema proposto dal loro comandante.


Loro erano la “SR Team” (Search and Rescue),divisione dei Seal, appunto specializzata nel ritrovamento e recupero degli ostaggi, in tutto il mondo per conto della US Navy.


La “SR Team” composta da 21 uomini e 4 donne, era comandata dal Capitano di Vascello Wentworth Micheal Sheppard ed era stata,indubbiamente, negli ultimi 5 anni quella un con maggiore numero di risultati positivi e il minor numero di perdite. Per questo il Capitano godeva di alcuni privilegi, come quello di poter scegliere un hangar, anche se piccolo e in disuso per poter tenere le sue lezioni o per preparare le sue incursioni.


L’hangar 18 era ormai diventato il regno di Sheppard, non solo ci lavorava durante il giorno, ma nel piccolo soppalco aveva messo una branda, per dormirci quando era alla base, in un angolo al pian terreno da un vecchio ripostiglio ne aveva ricavato un piccolo ufficio, completo di computer telefono fax e quant’altro gli servisse per il proprio lavoro.


Hansen:«Mi pare che ti abbiano fatto comodo i nostri muscoli a Panama alcuni mesi fa!Capo!!» disse uno degli uomini sollevando lo sguardo dalle carte che facevano parte del compito.


Martin:«Vero, sbaglio o l’abbiamo dovuto portare in spalla per tre miglia in quella maledetta giungla!!» gli fece eco, uno di un altro gruppo, qualcuno sghignazz� divertito, ma forse oggi non era la giornata giusta per prendere il giro il loro Capitano, o forse non era stato scelto l’argomento giusto.


Sheppard socchiuse gli occhi azzurri dietro li occhiali dalle lenti polarizzate, passando lo sguardo da Hansen e Martin, i due seal sostennero lo sguardo per pochi secondi prima di tornare a guardare le carte.


Sheppard:«Siete proprio sicuri che volete che ricordi quanto accaduto a Panama??» il tono di voce era provocatorio e si pass� una mano sulla mascella.


Nel mentre Sheridan, una delle donne del gruppo cacci� una sonora gomitata nel fianco di Hansen, sputandogli addosso un “idiota” non troppo sottovoce.


Sheppard:«Molto bene!! Analizziamo quanto successo a Panama!! Lo sapete quanto amo analizzare… i VOSTRI ERRORI!!!» disse facendo un piccolo ghigno compiaciuto, perch� ormai lo sapevano tutti i presenti che il mezzo disastro successo l�, era stata colpa dell’avventatezza di alcuni di loro, e se erano tornati tutti vivi, anche se non tutti sani, era dovuto all’intervento sul campo del loro comandante, che nell’occasione era rimasto ferito piuttosto seriamente.
Sheppard:«Qual � stato il vostro errore principale… Thorn?» chiese guardando direttamente il suo secondo in comando, il tenente Thorn, che ricambi� lo sguardo senza timore, era consapevole del suo errore, come era consapevole che aveva messo a repentaglio la vita della sua squadra, degli ostaggi, ma sopratutto quella del suo comandante.


Thorn:«La fretta, Capo!»


Sheppard:«Esattamente, avete agito senza riflettere, senza che io avessi il tempo di controllare la soffiata!» avevano discusso decine di volte di quanto accaduto a Panama, avevano visto e rivisto ogni punto andato bene, e ogni punto andato male, ma quello che alla fine infastidiva maggiormente Sheppard era in pratica l’ammutinamento avvenuto poco prima della fine, « E avete rischiato di far ammazzare tutti con la vostra testardaggine!!!» aggiunse alla fine, come faceva ogni volta!


E come accadeva ogni volta un coro di proteste si levava dal gruppo di uomini.


Sheppard:«Vi avevo dato un ordine, un chiaro ordine, e voi non solo lo avete ignorato, ma vi avete tirato anche un pugno, quasi da rompermi la mascella!!» disse passandosi ancora una mano sul mento, non riusciva proprio a ricordarsi chi di loro fosse stato, e loro non parlavano.


Martin:«In realt� noi l’ordine non l’abbiamo sentito, sei svenuto prima di finire di parlare, e comunque sia, noi non ti avremmo mai lasciato indietro, Capo!» disse l’uomo affrontando il proprio comandate, per l’ennesima volta su quell’argomento.


Sheppard:«Cinque di voi sono tornati feriti, per questo!»


Thorn:«E tu Capo, eri quello messo peggio, perch� eri venuto a toglierci dai guai!»


Sheppard:«Ma ero stato… » ma fu interrotto dall’arrivo di un soldato, che entr� di corsa e disse tutti d’un fiato!


Soldato:«Mi scusi Capitano Sheppard, � appena arrivato l’Ammiraglio Granger, e sta venendo qui!»


Sheppard guard� il soldato ancora per qualche secondo, sorpreso dall’arrivo dell’Ammiraglio, a cui voleva molto bene, perch� era il suo pi� grande estimatore, e ne apprezzava ogni visita, quando si svolgevano a casa e in privato.


Quando invece arrivava cos� e senza preavviso, il pi� delle volte � perch� c’erano trasferimenti nella sua unit� in vista, e la cosa lo infastidiva parecchio.


Spost� lo sguardo sui suoi uomini, per la prima nella volta giornata lasciando che la sua empatia fosse libera, per vedere quali fossero le reazione dei suoi alla visita del Generale, tutto quello che sent� fu preoccupazione con uno sfondo di timore.


Sheppard:«Qualcuno di voi ha chiesto il trasferimento??» chiese a bruciapelo.


Tutti e venticinque risposero contemporaneamente un secco no .


Sheppard:«Allora rilassatevi, qualcuno di voi probabilmente oggi ricever� una promozione!!» disse, ma nessuno di loro si rilass�, perch� anche una promozione significava per loro un trasferimento, e nessuno di loro lo voleva, non dopo essere riusciti ad arrivare al “RS Team” di Swat!!


In quel momento la porta si apr� nuovamente ed entro l’Ammiraglio Granger.


Granger:«Buongiorno signori.» disse entrando, mentre tutto gli uomini, e le donne presenti nella stanza si misero sull’attenti e risposero al saluto praticamente nello stesso istante.


Granger:«Riposo signori, domando scusa se piombo su di voi, ma devo rubarvi il vostro Capitano per qualche minuto, Swat possiamo andare nel tuo ufficio?»


Sheppard:«Certamente Signore,» sorrise al fatto che il Generale lo chiamasse con il nome che gli avevano affibbiato i suoi uomini, che lo consideravano una sorta di maniaco della pianificazione, tanto che una volta aveva scoperto che per descriverlo dicevano semplicemente che lui era uno che non andava nemmeno al cesso senza un piano, per� avendo la mente aperta alle emozioni altrui, in quel momento capt� nel Generale un certo disagio, lo sguardo di Swat si rabbui�, si rivolse hai sui uomini «Il discorso su Panama, non � ancora finito!» avvert�, «Ma per ora concentratevi sul compito che vi avevo assegnato prima!» detto questo si gir� e fece strada al Generale verso il suo ufficio.

Poco dopo…

Sheridan:«Hansen!! Sei un IDIOTA, perch� cavolo sei andato a tirare fuori Panama!! Lo sai che Swat � ancora incazzato per quella cosa!!»


Hansen:«Finch� non si ricorda chi l’ha mandato al tappeto, va tutto bene…» disse sorridendo, e facendo l’occhiolino alla donna, strofinandosi poi la mano, con cui si ricordava bene di aver colpito il suo Capitano, ricordava la scena come se fosse successa il giorno prima, Swat era a terra, si era beccato tre pallottole nelle gambe di una sventagliata di mitra, per spingere gi� dalla massicciata, quell’idiota di senatore che se ne era uscito fuori dal nascondiglio senza che nessuno gli avesse dato il via e che era scappato al suo controllo.


Hansen digrign� la mascella, era compito suo sorvegliare il senatore, e se l’era lasciato scappare, lo avrebbe ammazzato seduta stante se non fosse stato che erano l� per salvarlo!!


Avevano perso tempo prezioso per la fuga, dando un primo soccorso a Swat, cercando di fermare l’emorragia delle ferite, inutile sperare che potesse camminare, cos� all’ennesima esortazione di lui, di lasciarlo l�, Hansen aveva colpito con un pugno il Capitano, mandandolo nel mondo dei sogni, prima che potesse loro dare un ordine vero e proprio e se l’era caricato in spalla per le restanti 3 miglia.


Ovviamente erano in ritardo e rallentati, altri di loro furono feriti nella fuga anche se non in maniera grave, ed un episodio, che torn� alla mente di Hansen in quel momento forse aveva causato la presenza del Generale in quel momento.


Hansen:«Ecco perch� � qui!!» esclam� ad alta voce.


Gli altri si girarono a guardarlo con aria interrogativa.


Hansen:«A Panama, ho detto chiaro e tondo al Senatore, quando ha suggerito di lasciare indietro Swat perch� rallentava la ritirata, che se pensava di essere per noi pi� importante del nostro Capitano si sbagliava di grosso.»


Thorn:«Credi che il senatore abbia chiesto che ti punissero per questo?? Non credo che un tipo cos� voglia fare una figuraccia facendo sapere in giro come si � comportato in quell’occasione.» disse iniziando ad aggirarsi per la stanza e lasciando perdere il compito assegnatogli. «Se fosse qualcosa che riguarda Panama avrebbero agito prima, senza contare che non penso che il rapporto fatto da Swat, ci abbia messo in cattiva luce, no… qui c’è qualcosa sotto, e Swat era pi� sorpreso di noi..»


Romano:«E se Swat � sorpreso… noi siamo nella merda pi� profonda!» aggiunse cupo, un altro del gruppo, il silenzio che segu� era pi� chiaro di qualsiasi consenso.

Nel contempo…

Sheppard:«Prego, Signore, si sieda.»disse, attendo che il suo superiore si accomodasse prima di imitarlo.


Il generale prese tempo guardandosi attorno un momento, Sheppard non lo incalz� a parlare, ormai sapeva che non erano buone notizie, non aveva quindi nessuna fretta di udirle.


Granger:«Went, so che non c’è un buon modo per dirlo…»


Sheppard:«Allora lo dica Signore!» disse semplicemente, la preoccupazione era a mille, anche se cercava di dissimularla, cos� in generale disse quando aveva da dire.


Quando i due ufficiali uscirono dall’ufficio, erano passati si e no dieci minuti, gli uomini nell’ hangar si misero nuovamente sull’attenti, venticinque sguardi preoccupati si fissarono il loro capitano, ma il suo viso era impassibile e non lasciava trasparire la minima emozione.


Granger:«Signori, e Signore, vi lascio alle vostre esercitazioni!» disse salutando poi gli uomini, con il saluto militare e cui fu risposto doverosamente allo stesso modo, ma senza togliere gli occhi di dosso a Swat, il generale se ne and� senza aggiungere altro e senza guardare Sheppard.


Il silenzio pi� assoluto aleggi� per qualche minuto, fino a quando non fu interrotto dalle proteste di Hansen.


Hansen:«Andiamo Capo, non ci lasci sulle spine!!»


Sheppard, che era rimasto a fissare la porta da cui era uscito il generale, venne riscorso dai sui pensieri e guardo il suo gruppo.


Sheppard:«Complimenti Thorn, sei stato promosso, Capitano di Corvetta, e anche tu Hansen, ora sei Tenente!»


Thorn:«Ma non � possibile… io… io… non voglio andare via da qui!!» disse alla fine il tenente preso decisamente in contropiede, da una notizia buona per la sua carriera, ma che lo metteva fuori gioco per rimanere nella squadra.


Sheppard sorrise lievemente a Thorn.


Sheppard:«Infatti non te ne andrai!» poi si rivolse a tutti nell’ hangar, «Nessuno di voi lascer� questa unità… nessuno di voi sar� trasferito!!»


L’esplosione di gioia dei ragazzi presenti in quella stanza, fece allargare il sorriso a Swat, anche se c’era un fondo di amarezza, non pi� nascosto, mentre si sprecavano le congratulazioni per i neo promossi.


Fu Sheridan, la pi� attenta alle piccole cose, a rendersi conto che c’era qualcosa che non andava.


Sheridan:«Ma Capo… avremo due Capitani??» chiese in tono dubbioso, con il sorriso che gli si spegneva sul bel volto.


Sheppard:«No, Sheridan, non avrete due capitani,» poi si gir� verso Thorn, «D’ora in avanti la SR Team, � tua responsabilit�!» Fu come se fossero stati investiti da una doccia fredda, si bloccarono ognuno al suo posto. «Entro due ore devo raccogliere le mie cose prendere un aereo che mi porter� a New Orleans, per entrare a fare parte di una nuova squadra…formata da… superumani.»


Nessuno disse nulla, troppo allibiti da quella novit�.

Sheppard:«Sapete quelle cose che riesco a fare, » ognuno dei suoi sapeva esattamente quali erano le capacit� particolari.« Mi hanno fatto passare nella categoria dei superumani, con questa cosa dell’Iniziativa dei 50 Stati, quindi non posso pi� stare con la mia squadra.» la sua voce non mascherava di certo la sua delusione.


Swat aveva chiuso la mente, ma non occorreva essere un empatico, per capire cosa stavano pensando in quel momento i componenti della sua squadra.


Sheppard:«Siete gente in gamba, vi ho selezionato e addestrato con cura. Non deludetemi!!» disse, poi passo a stringere la mano ad ognuno di loro.


Ancora una volta nessuno di loro disse nulla, un po’ sorpreso Swat, and� nel soppalco a raccattare le poche cose che aveva, dall’ufficio non avrebbe preso nulla, una macchina lo aspettava fuori dall’ hangar per accompagnarlo al suo appartamento, dove avrebbe preso il resto della sua roba e da l� all’aeroporto.


Stava per uscire dall’hangar quando finalmente i suoi uomini parvero ritrovare la parola.


Thorn:«Capitano… ma davvero se ne va?»


Sheppard:«Se non voglio andare davanti alla Corte Marziale, direi di s�.»


Hansen:«Ma a noi che accadr�??»


Sheppard li guard� con un lieve sorriso.


Sheppard:«Vi ho selezionato e addestrato con cura, siete la miglior squadra che si possa avere, ve la caverete senza di me!!»


Thorn:«Non sar� facile…»


Sheppard:«No… non lo sar�, ma non lo � stato mai neanche prima, e quindi vedete bene di comportarvi come si deve e di tornare a casa tutti, OGNI volta, perch� altrimenti torno e vi prendo a calci in culo da qui fino a New Orleans.»


A qual punto i soldati si mise tutti sull’attenti e fecero il saluto formale al loro Capitano.


Thorn:«E’ stato un onore lavorare con lei Signore!» ancora una volta Thorn parlava per tutti.


Sheppard:«Lo stesso per me, siete i migliori, non dimenticatevelo mai!» disse rispondendo al saluto, poi usc� dall’hangar senza pi� girarsi indietro, un’auto con dentro il generale Granger lo stava aspettando, per portarlo al suo appartamento in citt�.


Nel viaggio poi verso l’aeroporto il Generale gli spieg� i dettagli del suo nuovo incarico, dandogli una voluminosa cartella.


Granger:«Qui ci sono tutti i dossier degli elementi che faranno parte della squadra di New Orleans, tu sarai l’anello di collegamente tra team e noi, e sarai il loro coordinatore.»


Sheppard:«Coordinatore???» chiese un po' perplesso, «E che diavolo vorrebbe dire??»>


Granger si strinse lievemente nelle spalle.


Granger:«Non sono militari.» disse solo, «Comunque avrai da leggere durante il volo, mi spiace ti tocchi un volo di linea, ma al momento non si poteva fare diversamente.»


Sheppard:«Non � un problema.» sapendo che non avrebbe viaggiato su aereo militare a casa, ne aveva approffitato per togliere la divisa nera, e mettere jeans e maglietta.


Granger:«Ho un ultimo regalo per te, » gli disse porgendogli quella che sembrava una pistola nella suo fondina da portare al fianco, «Mettila nella valigia che imbarcherai, e dichiarala questo � il permesso di portala.»


Sheppard estrasse la pistola dalla fondina, era strana, diversa dalle solite armi che usava lui, pi� grande sembrava dovesse essere pensante in realt� era leggere e ben bilanciata.


Granger:«Un regalino dello SHIELD, una specie di pistola laser, in posizione uno stordisce, sul due � letale, funziona solo se la usi tu, � stata calibrata sul tuo dna.»


Sheppard:«Bel giocattolino!» disse sorridendo, nel frattempo erano arrivati all'aereoporto.


Granger:«Buona fortuna Went, fammi sapere come ti va, mi raccomando.»


Sheppard:«Certamente signore, arrivederci.» si strinsero la mano, e Swat usci dall'auto prese i suo bagagli e si diresse verso al terminal per prendere l'aereo che l'avebbe portato verso il nuovo incarico.

Più tardi…


Diverse ore dopo si ritrov� davanti all'edificio che sarebbe stato il suo quartier generale per chiss� quanto, a vederlo cos� non sembrava niente male, certo era tutto chiuso, da quanto letto nel dossier dove aveva trovato le chiavi per entrare, avrebbe trovato solo la biancheria indispensabile per la casa, lenzuola, asciugamani, e niente altro.


Gli altri membri della squadra sarebbero dovuti arrivare in giornata, immaginava che la prima missione del giorno dopo sarebbe stata quelle di fare la spesa per riempire la dispensa, e decidere i turni per cucinare e fare le pulizie!


Con un sospiro entr� in casa.

 
avventure/saints/prelude_to_saints.1297941450.txt.gz · Ultima modifica: 2011/02/17 12:17 da emanv_it
 

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