Questa è una vecchia versione del documento!


Quando i santi marceranno

New Orleans, Sede dei Saints

Swat si ritrovò davanti all'edificio che sarebbe stato il suo quartier generale per chissà quanto, a vederlo così non sembrava niente male, certo era tutto chiuso, da quanto letto nel dossier dove aveva trovato le chiavi per entrare, avrebbe trovato solo la biancheria indispensabile per la casa, lenzuola, asciugamani, e niente altro.


Gli altri membri della squadra sarebbero dovuti arrivare in giornata, immaginava che la prima missione del giorno dopo sarebbe stata quelle di fare la spesa per riempire la dispensa, e decidere i turni per cucinare e fare le pulizie!


Con un sospiro entrò in casa.

Una voce squillante risuonò poco dopo all'ingresso.
Rift: «Tutto qui?! Mi aspettavo un'accoglienza in pompa magna, un banchetto, un
buffet… almeno un aperitivo.»
Un ragazzo con una vistosa camicia hawaayana fece così il suo ingresso
nell'edificio, guardandosi intorno come se si aspettasse di vedere da un
momento all'altro un mucchio di gente che sbucasse fuori da dietro la mobilia
urlando “SORPRESA!!!”


Dietro di lui veniva una ragazza fasciata da un'aderentissima tuta viola. Gli
occhi completamente bianchi le davano un'espressione inquietante, ma comunque
meno delle decorazioni nere simili a fiamme che si muovevano sulla sua tuta,
come strisciandole addosso.
Senza dire una parola, la ragazza oltrepassò il suo compagno osservando con
curiosità il nuovo ambiente, quasi ne fosse affascinata.


???: «In effetti avrebbe dovuto esserci una cerimonia di insediamento», disse
una voce alle loro spalle. Entrambi si voltarono, trovandosi a osservare una
donna sulla trentina, capelli neri raccolti in uno chignon sopra la testa,
tailleur grigio scuro e in generale un look molto professionale, con l'unica
nota bizzarra dell'avere un gatto nero accoccolato tra le braccia.


Sheppard stava esplorando la casa al piano superiore, quando sentì delle voci all'ingresso, torno quindi verso le scale e inizio a scenderle.


???: «Mi chiamo Sheila Parkman, sono l'assistente del sindaco. Lui si scusa per
non essere qui, ma c'è stato un contrattempo, per inciso lo stesso che ci
costringerà a rimandare la cerimonia, ma preferirei parlarvene non appena
sarete tutti presenti, per evitare di doverlo ripetere.»
Sheppard:«Vedo che inizia a riempirsi, » disse arrivando al pian terreno,
«signora Parkman, Capitano di Vascello Wentworth Micheal Sheppard.» aggiuse
presentandosi ai presenti,
Sheila: «Signorina. - sorrise - Lieta di conoscerla.»
Sheppard guardò poi la strana donna dagli occhi bianchi cercandone il nome, letto poco
tempo prima sui dossier.«Darksoul se non sbaglio…»
Darksoul: «Sì, è il mio nome. O almeno l'unico con cui mi chiamino.», rispose
la ragazza.
Rift: «Naaah! Non ci credo, allora parli, quando vuoi!» la canzonò il ragazzo,
pur sapendo benissimo che la sua compagna non era muta, o niente del genere.
Sheppard: «e tu chi sei?? » chiese al ragazzo con la camicia Hawaiana, non gli
pareva di aver letto o visto nulla su quel ragazzo.
Rift: «Sono Martin. Come butta? Hai già trovato il bar?»
Sheila:«Mi scusi Capitano, al Generale Granger mancava ancora la scheda di quel ragazzo» intervenne la signorina Parkam, porgendo a Sheppard una cartellina.
Sheppard:«Incominciamo bene!!» sospirò Went, «Grazie signorina Parkman.» aprì la cartellina e scorse velocemente i dati in essa contenuti.
Sheppard:«Direi che abbiamo un bel gruppo eterogeneo, quando crede che arriveranno gli altri?» disse sempre rivolto alla Parkman.


Dal corridoio alle spalle del piccolo gruppetto che si era formato all'ingresso si poté chiaramente udire il rumore di una porta aprirsi e di alcuni passi avvicinarsi.


E.M.M.A.: «Buongiorno a tutti»


La ragazza avanzò di qualche passo, raggiungendo i presenti nell'ingresso. Per un attimo parve contemplarne i volti, fermandosi su quello di Sheppard.


E.M.M.A.: «Lei è il Capitano di Vascello Wentworth Micheal Sheppard» disse, senza dare alla frase il tono di una vera domanda «Sono l'Enhanced Model for Medical Analysis o E.M.M.A. se preferisce» continuò mentre la bioluminescenza dei due occhi verdi aumentava d'intensità «Sono l'unità medica assegnata alla sua squadra, ho appena concluso un sopralluogo dell'infermeria di questa struttura e sono pronta a prendere servizio»
Darksoul: «Io sono Darksoul», si presentò la ragazza all'indirizzo della nuova
arrivata.


Martin: «Ma non saranno mica tutte così?»


Sheila Parkman fece un cenno verso E.M.M.A., poi si rivolse all'uomo per
rispondere alla domanda che era rimasta in sospeso.
Sheila: «Visto che non siete venuti tutti assieme, di preciso non lo so, ma
dovrebbero essere qui anche tutti gli altri tra breve.»

Poco distante…


Xi avrebbe potuto giungere a quella che avrebbe dovuto iniziare a definire come “casa” in diversi modi.
Il più semplice, il più immediato, almeno dal suo punto di vista, sarebbe stato quello di trasferirsi direttamente attraverso internet, trovando un luogo adatto dove potersi materializzare dopo aver accumulato sufficiente energia. E nel considerare come la sede operativa, a quanto gli era stato indicato, si sarebbe proposta nei pressi della zona universitaria di New Orleans, di certo non avrebbe faticato a trovare occasione per porre in essere tale possibilità. Certo, così facendo avrebbe dovuto affidare ad un corriere espresso il proprio terminale, sperando che gli spedizionieri lo sarebbero poi riusciti a condurre a destinazione, ma ciò sarebbe stato un particolare secondario.
Ma nel seguire lo stesso ragionamento, lo stesso razionale, per il quale aveva scelto di giungere in U.S.A. da Taiwan viaggiando in aereo, così come successivamente a Camp Hammond viaggiando in pullman come tutti gli altri “cadetti”, egli scelse ancora una volta di viaggiare in aereo, come avrebbe fatto qualsiasi altro normale mortale. Il tempo che, del resto, la maggior parte delle persone consideravano sprecato, nel viaggiare, per lui era altresì straordinariamente impiegato nell'immergersi a contatto con quella quotidianità tanto faticosamente conquistata, quella vita consueta per lui tutt'altro che scontata e, in ciò, estremamente apprezzata.


Per quanto il suo abbigliamento non si sarebbe potuto definire quale eccessivamente variegato, avendo, fino a quel giorno, avuto occasione di elaborare meno di una sessantina di combinazioni possibili, la maggior parte estremamente semplici e prive di fronzoli, la scelta dell'abbigliamento con il quale definire la propria matrice energetica quella mattina era stato particolarmente complesso per lui, ed aveva visto, per l'ultima volta, intervenire la collaborazione dei propri compagni e compagne di squadra durante il capitolo ormai chiuso a Camp Hammond. Fosse stato per lui, infatti, avrebbe scelto un completo elegante, formale, con giacca e cravatta, al fine di proporsi in maniera più seria possibile innanzi ai propri nuovi compagni, a coloro che, forse addirittura veterani, avrebbero dovuto accoglierlo fra loro nella squadra ufficiale della Lousiana. Ma a tal riguardo, Amira, Andrea e Johanna erano sorte con prepotenza, negando simile possibilità: dove troppo spesso, nel bene o nel male, la prima impressione sarebbe potuta essere quella più importante, Xi non avrebbe potuto mostrarsi agghindato come da lui proposto, o avrebbe rischiato di risultare snob, soprattutto nella sua intrinseca connessione con la figura di Tony Stark.
Alla fine, pertanto, un paio di scarpe da ginnastica rosse, dei jeans di marca (o simulata tale) ed uno scamiciato marroncino formarono un look sufficientemente casual e, pur, ricercato, tale da farlo apparire quale un “comune mortale”, un ragazzo come altri della sua ipotetica età.


L'emozione che, al di là della sua natura di “macchina”, stava caratterizzando per lui quel momento trovò immediata dimostrazione nel momento in cui, lasciando l'aeroporto con il proprio unico e particolare bagaglio, imbarcato senza problemi grazie ad uno specifico permesso S.H.I.E.L.D., Xi si rese conto di non avere offerto alcuna attenzione ad informazioni specifiche nel merito della città di New Orleans e, soprattutto, della sua cartografia. Per lui sarebbe occorso un istante a scaricare nella propria memoria ogni minimo dettaglio di quelle strade dell'intera contea, se non addirittura dell'intera nazione, soprattutto in conseguenza dell'enorme diffusione di navigatori satellitari degli ultimi anni che aveva reso tali informazioni facilmente reperibili ed estremamente aggiornate in rete, ma quella mattina non vi aveva prestato alcuna attezione e, ormai trasferitosi nella propria matrice energetica, non avrebbe più potuto avere accesso a tali informazioni.
In conseguenza, non diversamente da qualsiasi turista giunto per la prima volta a New Orleans, anche Xi si ritrovò, volente o nolente, a dover prendere un taxi…


Tassista: « Bienvenue a New Orleans! » esclamò l'uomo, notando il passeggero giungere sul sedile posteriore del proprio veicolo « Se posso farmi un po' di fatti tuoi… sei qui per affari o piacere? Perché se tu fossi qui per piacere, beh… hai trovato l'uomo giusto. Potresti chiamarmi “Genio”… come il Genio della Lampada, pronto ad esaudire ogni tuo desiderio! »
Xi: « Credo che la definizione più corretta sia “affari” per il mio caso. Mi dispiace. » rispose, offrendo un lieve sorriso « Mi potrebbe portare al 594 di Walnut St., per favore? »
Tassista: « Ahhh… sei uno studente. » definì, allora, mettendo in moto ed avviandosi nel traffico cittadino « Non è lontano… traffico permettendo in mezzora dovremmo esserci. Cinese? »
Xi: « Di Taiwan. » specificò, per quanto, per lui, la nazionalità sarebbe potuta essere considerata un concetto relativo.
Tassista: « Sei decisamente lontano da casa! Ma ti troverai bene… qui a New Orleans non manca di certo l'ospitalità. » commentò, ritrovandosi già fermo ad un semaforo ed approfittando, in ciò, per voltarsi verso il passeggero « Viaggi leggero, vedo… » indicando la semplice borsa sportiva che stava effettivamente costituendo tutto il suo bagaglio « Senti… non mi considerare indiscreto, ma hai soldi per pagari, n'est-ce pas? »
Xi: « Ho… questa. » rispose con tranquillità, estraendo da una delle tasche del proprio bagaglio, dove quelle dei propri abiti si ponevano fittizie, parte integrante del proprio stesso corpo, una carta di credito intestata alla Stark Enterprises, con la quale era stato, fin dal suo primo arrivo negli Stati Uniti, solito provvedere alle piccole spese che avrebbe potuto ritrovarsi a sostenere « Può andare? »
Tassista: « Stark Enterprises?! » aggrottò la fronte, tornando a voltarsi verso la strada dove il semaforo era tornato verde « Sei una sorta di stagista? »
Xi: « Non esattamente. » sorrise, incerto fra palesare la propria qualifica di “supereroe ufficiale” o mantenersi discreto, non avendo alcuna possibilità di prevedere l'eventuale reazione ad una tale dichiarazione.
Tassista: « Mmm… » mugugnò, incuriosito e, al contempo, non volendo risultare eccessivamente molesto per il proprio passeggero « Comunque nessun problema… con una carta come quella credo potrei portarti tranquillamente anche dall'altra parte dello Stato. »


Il dialogo fra i due proseguì in maniera tranquilla per il resto del tragitto.
Avendo compreso i limiti entro i quali non spingere la propria curiosità, il tassista intrattenne il proprio passeggero con molti aneddoti sulla vita in città e Xi fu ben lieto non solo di ascoltare ma anche di porre domande, di alimentare quelle chiacchiere.
Così, quando, alfine, l'uomo arrestò l'auto di fronte ad una villetta bianca, il ragazzo non si negò un certo dispiacere per il termine di quel tragitto insieme, che avrebbe allungato più che volentieri.


Tassista: « Ecco… questa è la tua carta e la tua ricevuta… » sorrise, restituendo il tutto al giovane « Che dire… bonne chance per qualsiasi cosa dovrai fare. E se ti serve un passaggio, il mio numero è sullo scontrino! Ricordatelo! »
Xi: « Sì… » annuì, osservando la fattura e prendendo memoria dei dati lì contenuti « Signor… Naceri. »
Tassista: « Chiamami Samy. » sorrise « E tu saresti…? »
Xi: « Xiaoshuang Ni… ma puoi chiamarmi Xi. »
Samy: « Au revoir, Xi… ci si vede in giro! »


Dopo aver salutato con un cenno della mano l'uomo, nell'osservarlo allontanarsi, Xi rimase così solo innanzi al vialetto verso la sua nuova casa, incerto fra l'avanzare o l'attendere qualche interrupt da parte della sorte a tal riguardo.


Flora attese che il taxi si allontanasse, il passeggero che era appena sceso dall'auto era fermo nel vialetto e come lei sicuramente stava facendo conoscenza con la zona…
La ragazza era arrivata da qualche minuto ma non era entrata subito in casa… era sempre un po' restia ad entrare subito in ambienti chiusi e sconosciuti, attendeva sempre un attimo fuori per entrare prima un po' in sintonia con la zona.


In quel preciso momento stava seduta a piedi nudi in un prato dall'altro lato della strada, proprio di fronte alla bella casa che la avrebbe ospitato da quel giorno in avanti.
Fin da quando era arrivata a New Orleans aveva avvertito la sofferenza della natura dilaniata dalla natura stessa… anche se gli uomini si erano dati da fare a ricostruire e cercare di tornare alla normalità, certi eventi restano impressi in una specie di rumore di fondo che si sente nei sussurri delle foglie mosse dal vento, o nel muoversi dell'erba.
Accarezzò quel prato promettendo che sarebbe tornata presto a trovarlo e si avviò verso la casa eccitata e nervosa come una bambina il primo giorno di scuola.
Mentre avanzava leggera si domandò per un attimo che impressione avrebbe fatto al resto del gruppo… si sarebbero trovati davanti una ragazza… VERDE, scalza e poco vestita… e una morsa di timore le strinse lo stomaco… ma poi si disse che era inutile tergiversare e che doveva affrontare il proprio destino…


Flora: «Salve! ehm… ciao!» disse rivolta al ragazzo del taxi.


Al saluto, Xi si voltò effettivamente colto di sorpresa, dove focalizzando tutta la propria attenzione sulla casa non aveva colto l'arrivo di quella ragazza: il fatto che egli non si potesse definire umano, non lo rendeva comunque onnisciente o infallibile e quella si sarebbe potuta considerare l'ennesima riprova di ciò.


Xi: « Salve. Ciao. » rispose, imitandone il saluto, colto alla sprovvista.
Flora: «Sei stato assegnato anche tu qui? Appena arrivato eh? Anch'io…» disse dandosi contemporaneamente della stupida per la banalità della domanda… per quale altro motivo uno se ne stava con il proprio bagaglio davanti a quella casa?
Xi: « Sì. » annuì egli, prestando solo ora attenzione alla pelle verde della propria interlocutrice, dettaglio non trascurabile che la caratterizzava di certo qual superumana « Il mio nome è Xiaoshuang Ni. Xi. » aggiunse, tendendo poi una mano verso di lei, secondo il costume occidentale di saluto « Lieto di fare la tua conoscenza… »
Flora: «Piacere di conoscerti… io sono Flora Springwater»rispose ricambiando la stretta di mano
Xi: « Hai detto di essere appena arrivata. Sei “nuova” anche tu, quindi? » domandò, palesando la propria totale ignoranza in merito alla situazione pregressa di tale gruppo, non avendo avuto alcuna premura nell'informarsi anticipatamente sulla presenza di veterani nello stesso.
Flora: «Si anche io sono nuova… appena assegnata qui… direi che ci conviene entrare per scoprire se siamo i primi arrivati o meno…» disse avviandosi verso la casa, con quell'aria da tolto il dente tolto il dolore.
Xi: « Affermazione retorica. » sottolineo, ponendosi comunque al fianco della giovane « Se fossimo i primi ad essere arrivati, infatti, non possedendo io la chiave ed ipotizzando che neanche tu ne abbia controllo, rischieremmo di ritrovarci impossibilitati ad entrare. »


Così dicendo, però, allungò la propria mancina verso la maniglia della porta d'ingresso principale, tentando di ruotarla ed avendo successo in ciò, dove un “CLACK” segnalò la possibilità a proseguire oltre.


Xi: « Fortunatamente, però, risulta trasparente come non siamo i primi. » sorrise, spingendo la porta ad aprirsi e poi tirandosi appena indietro « Credo che la formulazione più adatta, in questo contesto, sia “prima le signore”… » propose, lasciando libero il passo alla ragazza.


Flora aveva seguito tutto il discorso di quello strano ragazzo con tutta l'attenzione che disponeva, ma nonostante tutto quasi le uscì un “eh?” alla fine… Per fortuna si trattenne per non sembrare scortese, forse non era del luogo o forse quello era il suo potere… parlare in modo contorto per non farsi capire… Sorrise al pensiero ed entrò.

Flora: «E' permesso?» disse facendosi sentire dal gruppetto che stava parlando nell'ingresso.


Flora: «Sono Flora Springwater» si presentò cortesemente e poi si fece da parte per lasciare spazio al ragazzo che era entrato dopo di lei.


Xi entrò in silenzio, osservandosi attorno e ritrovandosi sorpreso dalla folla di gente radunata a quell'ingresso, attendendo il momento migliore per prendere parola ed, intanto, approfittando di quel tempo per immagazzinare ed elaborare il maggior numero di dati possibili sull'ambiente e sui soggetti presenti.


Il trasporto SHIELD che doveva portarla a Camp Hammond aveva invece lasciato
Adanya poco distante dalla sua nuova casa a New Orleans dopo che durante il
viaggio le era stato fatto un altro briefing da un agente. Dopo essere sbarcata
in una zona nascosta dalla vista del pubblico, aveva attivato la mimetizzazione
per arrivare alla sua nuova base senza dare nell'occhio e correre il rischio di
spaventare i civili. Si era resa conto di essere alta quasi il doppio degli
abitanti del pianeta dove si trovava e non voleva creare problemi ancora prima
di cominciare la sua nuova missione.
Qualche minuto Adanya dopo arrivò a quella che il suo sistema di navigazione
integrato diceva essere la sua destinazione, sospirò notando la normale bassezza
della soglia ed abbassandosi entrò disattivando la mimetizzazione.


Sinceramente sorpreso dalla comparsa improvvisa di quella figura colossale, giunta praticamente alle sue spalle senza offrire il pur minimo segnale del proprio arrivo, Xi si tirò rapidamente da parte, evitando di diminuire per prudenza la densità del proprio corpo fino all'intangibilità solo per la premura di non danneggiare il proprio terminale, ancora nella borsa sorretta sulla sua spalla.


Dandosi una rapida occhiata in giro, Adanya si diresse subito verso colui che le avevano
comunicato sarebbe stato il suo comandante.


Adanya:«Capitano. Primo Fuciliere Scelto Adanya Savar a rapporto.» comunicò
consegnando una cartella contenente gli ordini di trasferimento redatti dallo
SHIELD.
Sheppard:«Molto bene vedo che iniziamo a essere un bel gruppetto!» disse alzando lo sguardo sulla donna decisamente alta appena entrata, aveva letto la sua scheda ma trovarsala davanti faceva comunque un strano effetto, poi si rivolse al ragazzo che non si era presentato.«Tu sei Gui? se non sbaglio…»
Xi: « Xiaoshuang Ni… nome in codice, Gui. Sì, signore. » confermò portando la propria attenzione ora sull'uomo al centro della scena, identificabile quale il veterano a cui tutti stavano offrendo riferimento.
Sheppard:«Quindi all'appello mancano… Eleven, Elyos e HOM, immagino arriveranno anche loro. Io comunque come detto poco fa, sono il Capitano Sheppard, ma visto che vuoi non siete militare, a parte il nostro Fuciliere Scelto, potete chiamarmi Sheppard o Swat, mentre aspettiamo gli altri per una riunione di presentazione, credo che potrete iniziare a sistemarvi nelle varie camere e lasciare la vostra roba.»


Sheppard:«Il piano superiore è tutto vostro, io prendo l'unica camera da letto al piano inferiore, perchè quando dormo ho bisogno di un po' di isolamento. Comunque sia nel frattempo se volete iniziare a leggere, qui ci sono i dossier di ognuno di noi che fare parte della squadra, così da iniziare a conoscerci.» disse dando una cartellina ad ognuno dei presenti, tolta da quella consegnateli dal generale Granger, e una presa da quella appena datagli dalla signorina Parkman, ovviamente si allungo verso ognuno di loro, evitando comunque di toccarli e lasciando chiusa la mente, ma tutti potereno ben vedere le braccia completamente tatuate fino al polso.
Xi: « Grazie. » commentò, accogliendo l'offerta con sincero piacere, nella possibilità di aggiornarsi grazie a quelle informazioni e, in tal modo, sentirsi forse meno spaesato di quanto in effetti non si stava già sentendo.


Presa la propria cartellina, Xi la aprì immediatamente, chinando il capo a volgere la propria attenzione verso quelle pagine: se non fosse stato, in quel momento, nella propria matrice energetica, e se quelle informazioni fossero state in formato elettronico, acquisirle sarebbe stata questione di un attimo, un banale download di dati nella propria memoria. Nella propria forma materiale, altresì, sì trovava costretto a dover compiere un'operazione più umana, nell'aprire quel fascicolo e nello sfogliarlo, per effettuare una scansione completa dei dati lì contenuti: l'effetto finale da lui offerto, pertanto, non fu quindi dissimile a quello di un giovane esperto nella lettura veloce, dove pochi istanti dopo il fascicolo stava venendo nuovamente richiuso e nella sua mente stavano venendo riorganizzati e confrontati con la situazione reale a lui circostante.


Xi: « Stando a queste informazioni, il gruppo nasce oggi, con i membri qui presenti che ne risulteranno, a tutti gli effetti, fondatori. » definì, non celando un certo stupore per un dettaglio che, comunque, avrebbe dovuto essere considerato naturale « Saints… come la squadra di football. »
Adanya:«Un nome interessante.» commentò togliendosi il casco e lasciando
cadere i lunghi capelli biondi. Poi rigirandolo per osservarne la parte frontale
continuò «Un nome che, ironicamente, si adatta alla foggia corazza.» finì
riferendosi alla visiera a forma di croce.
Xi: « Il termine “santo” assume, forse, eguale significato anche nella cultura di Daryen? » domandò, in risposta alla gigantessa, nel voltarsi verso di lei.
Adanya:«In realtà in nessuna delle nostre lingue esiste una parola che possa tradurre quel termine. Mi riferivo piuttosto al caso che ha voluto che uno dei vostri simboli religiosi sia lo stesso usato per identificare il mio battaglione…» disse toccando la spallina destra con la croce dipinta «ed anche che abbia la stessa forma della parte del casco che mi permette di vedere. Queste similitudini potrebbero far pensare che ci sia una connessione tra il nome ed i simboli, dove in realtà non è così.» spiegò


Darksoul: «Io non ho bisogno di una stanza. Non dormo, e non ho bagagli.» se ne
uscì Darksoul senza alcuna connessione logica apparente con quello che stava
dicendo il suo nuovo compagno di squadra.
Le cartelline erano tra le sue mani, ma non le stava guardando.
Xi: « Tecnicamente parlando, neppure io. » ammise, di fronte all'affermazione della donna, non potendo negare l'evidenza di quella realtà dei fatti « Mi è sufficiente alimentazione e una connessione alla rete per il mio terminale. Se non dovessero esserci sufficienti camere per tutti non avrei problemi di sorta ad usufruire spazi comuni. »


Sheppard si passo una mano sulla testa rasata.


Sheppard:«Eh sì, incominciamo proprio bene!» disse tra sè,
Sheppard:«Sentite ragazzi, per ora cerchiamo di sistemarci, di stanze ce ne sono per tutti, in modo che ognuno di noi sappia qual è lo spazio di uno o dell'altro, se qualcuno ha bisogno di qualcosa in particolare come me per esempio che quando dormo devo avere un relativo isolamento, se ne parla e ci orgazziamo.»
Come aveva previsto leggendo in aereo i dossier di ognuno di loro, non sarebbe stato semplice riuscire ad interagire correttamente con loro, perchè erano troppo diversi dagli uomini e donne con cui aveva avuto a che fare fino a quel momento, ma era convinto che con impegno e buona volonta ogni problema sarebbe stato risolto.
Adanya:«Se non ci sono problemi prenderei la stanza più grande, sempre che non
siano tutte di uguali dimensioni.» Poi rivolgendosi nuovamente al capitano
Sheppard aggiunse «Il resto del mio equipaggiamento dovrebbe arrivare entro 72
ore, ma si tratta di aggiunte per operazioni in condizioni specifiche, sono
pienamente operativa fin da subito.»


Dopo la presentazione iniziale, E.M.M.A. era rimasta in silenzio ad osservare l'arrivo dei nuovi componenti della squadra. Aveva rivolto un sorriso gentile ed un cenno del capo ad ognuno ed ora era immersa nella lettura dei fascicoli che Sheppard aveva passato loro.


E.M.M.A.: «Credo che la stanza d'angolo alla fine del corriodio che si apre dalle scale sia effettivamente più grande delle altre» riferì alla donna presentatasi come Adanya Savar
Adanya:«In questo caso prenderò quella stanza, se nessuno a niente in
contrario.»
Darksoul: «Servirà un letto grande» commentò Darksoul in maniera del tutto
innocente.


Martin: «A me invece basta che ce ne sia uno, di letto. Anzi, dopo le brande di
Camp Hammond mi andrebbe bene anche un sacco a pelo sul pavimento.»


In disparte, Sheila osservava con attenzione le dinamiche del gruppo appena
formato, attendendo che fosse al completo per spiegare loro i motivi della
mancata cerimonia, come era previsto che facesse.


Flora era stata in silenzio fino a quel momento.
Lei non aveva grandi necessità in fatto di stanza… contava di passare la
maggior parte del suo tempo fuori e aveva già addocchiato il giardino del
quartier generale.
Lasciò che gli altri, che da quanto aveva intravisto sui fascicoli avevano
esigenze più particolari, esponessero le loro richieste e si sistemassero,
poi si schiarì la voce e prese la parola.


Flora: «Potreste indicarmi una stanza con almeno un piccolo balcone? Non ho
bisogno di altro…» chiese gentilmente
Sheppard:«Da quel che ho potuto vedere nel mio primo giro, direi che quella di fronte alle scale è quella che il balcone…» disse guardando la giovane donna dalla pelle verde.«Flora!» le sorrise lievemente, poteva immaginare che, almeno alcuni di loro, si trovassero a disagio, almeno quanto ci si trovava lui.


In quel momento bussarono alla porta.

Nel contempo…

Una piccola utilitaria sfrecciava agile attraverso il traffico di New Orleans. Sul sedile posteriore Eleven guardava il mondo al di fuori del finestrino con un profondo senso di novità e meraviglia, eppure percepiva anche una nota di familiarità, ma troppo fugace per comprenderla. Giocherellava con la mano sinistra, facendo apparire evanescenti sfere di luce verde che si muovevano con grazia da un artiglio all'altro perp oi scomparire in una flebile esplosione di scintille verdi. Gli effetti di questo innocuo passatempo, per un osservatore che ci avesse fatto caso, era un lieve ingiallirsi del fogliame degli alberi vicino ai quali la macchina passava.
Al volante dell'utilitaria vi era un grosso, e armato, agente shield che non aveva proferito parola per tutto il viaggio. Al posto passeggero vi era seduta una giovane donna in abiti civili. Eleven indossava anchegli abiti civili: il classico giacca e cravatta, benché la giacca in quel momento si trovasse sul sedile vicino, la cravatta fosse sciolta, non indossasse scarpe e i primi tre bottoni della camicia aperti, poiché essendo un completo da uomo il seno non era previsto. Ovviamente veniva da sé che per quanto classico un abbigliamento simile era quasi ridicolo su un essere bizzarro come Eleven. Ma ormai vi si era abituato.
Donna: «Ormai dovremmo quasi esserci. Ancora non capisco come sia venuto in mente alle alte sfere di assegnarti così alla leggera ad una squadra dell'Iniziativa. imprudente!»
Eleven sorrise di quel suo strano, bestiale sorriso.
Eleven: «Me la caverò, Laura. Certamente sono più al sicuro con una squadra di supereroi che all'interno di un laboratorio della SHIELD».
Laura: «Questo è vero… ma non concordo con questa politica del voler mettere a frutto tutto ciò che abbia anche solo il potere di trompere le matite con il pensiero.»


Eleven ripercorse con la memoria tutta la sua vita, come in un film. Gli ci vollero pochi secondi, poiché tutta la sua vita che riusciva a ricordare si esaurivano negli ultimi nove mesi. Si era svegliata in stato confusionale, spaventato a morte e per di più inseguita da un accanito gruppo di assalitori che cercarono per due settimane di catturarlo, o ucciderlo, non riusciva ancora a capirlo. A loro era riuscito a sfuggire, e grazie al cielo pareva non potessero dispiegare molte forze e agissero con molta cautela e discrezione. Non si poteva dire altrettanto delle forze SHIELD che quando individuarono Eleven, e credendolo un mutante non registrato, lo catturarono quasi immediatamente. Scoperte le peculiarità psicofisiche di Eleven, lo spedirono in un laboratorio di ricerca genetica dell'organizzazione, con un intero team di ricercatori, a capo del quale c'era Laura, con lo scopo di comprendere la natura di Eleven. Ma nonostante i mesi di ricerca, le infinite analisi e continui test, le uniche cose accertate con sicurezza erano anche le più banali: Eleven era un essere completamente artificiale, non un mutante, con un genoma assemblato ad hoc. Ma quale strabiliante tecnologia genetica fosse statau sata non era stato compreso, così come buona parte del genoma di Eleven risultava tuttora incomprensibile. Inoltre test psichiatrici avevano evidenziato un amputazione pressocché totale della sua memoria. Anche questo elemento stupiva i ricercatori, poiché tanta memoria asportata farebbe impazzire chiunque, eppure la psiche di Eleven era uscita presto dall'iniziale stato confusionale, nonostante un simile abnorme vuoto cognitivo avrebbe lasciato chiunque in un permanente stato catatonico. Quindi, anche il sistema di asportazione della memoria usato su Eleven era un mistero. Quelli conosciuti generalmente seppellivano i ricordi, li occultavano nella psiche, non senza effetti collaterali quali sporadici flashback e deja-vù, forti rimembranze emotive, sogni e così via. Ma non era così per Eleven: i suoi ricordi erano totalmente assenti, letteralmente cancellati.
Compresa l'inutilità di ogni ulteriore ricerca, si era deciso di mettere a frutto i peculiari poteri di Eleven, inserendolo nell'Iniziativa. E ora lo spedivano in una squadra di superumani, nonostante lo shield fosse ben conscia che qualcuno di molto abile e discreto era sulle sue tracce. Il tipico pragmatismo dell'Iniziativa: se non lo comprendi, almeno sfruttalo! Non che a Eleven la cosa turbasse: il centro ricerca lo soffocava, e poi, tutti hanno bisogno di uno scopo, di un destino… e Eleven accolse con goia anche quel destino imposto.


Eleven: «Alla fin fine potrei anche divertirmi, e durante le libere uscite verrò a trovare te e la squadra. Alla fine tra i miei ricordi il laboratorio è l'unica casa che abbia mai avuto. Coatta forse, ma pur sempre una casa»
Laura sorrise, forse alla fine si era affezionata a quella buffa e contemporaneamente inquietante creatura.
Pochi minuti dopo l'uitlitaria si fermo di fronte a quella che sarebbe divenuta la base del gruppo di superumani dell'iniziativa per New Orleans. Eleven di quella città non sapeva proprio nulla, non che sapesse molto di qualche città, ma evidentemente all'iniziativa non importava.
Scese dall'auto reggendo una piccola borsa in una mano e la giacca scura nell'altra. Poteva benissimo essere appena uscito da un ufficio, se non fosse per il suo aspetto.
Laura gli si rivolse seria: «Sii prudente, se ti fai uccidere prima che io venga a capo del tuo genoma non te lo perdonerò.»
Eleven: «Intesi. A presto, Laura.»
Pochi istanti dopo Eleven si trovava di fronte alla porta dell'HQ. Aveva sentimenti contrastanti, era confusa, e questo perché, gli avevano spiegato, ai suoi pensieri mancano elementi di paragone, reperibili nella memoria in lui assente. Ma durò poco e si limitò a bussare educatamente alla porta. I primi giorni al laboratorio aveva atteggiamenti molto più animaleschi che gli avevano insegnato ad evitare in fretta…


Sheppard:«Vado io…» non era il più vicino, ma incominciava ad avere bisogno di muoversi un po', aprì la porta senza neanche chiedere chi ci fosse dietro il battente, ne aveva visto le foto nel dossier, ma di certo anche Eleven era un membro della squadra che non sarebbe passato inosservato.
Sheppard:«Eleven… ben arrivato.» disse scostandosi dalla porta, o avrebbe dovuto dire ben arrivata!?!?


Sul momento Eleven fu un po' preplesso dalla prontezza con cui venne accolto, ma passò subito quando comprese che era venuto ad aprire alla porta il caposquadra. Lo aveva subito riconosciuto, poiché aveva ricevuto la documentazione necessaria, ed era logico che il capitano di una squadra di supereroi perlomeno sapesse a memoria le schede di tutti, forse da prima che Eleven stesso fosse a conoscenza della sua assegnazione a quel gruppo. Si chiese se all'interno di quel gruppo sarebbe riuscito per una volta a non essere il più strano. Stavolta c'erano buone possibilità, almeno a giudicare da chi vedeva oltre la soglia.
Le venne istintivo l'atteggiamento del soldato verso il suo superiore. Gli veniva naturale, e anche questo particolare era stato preso in considerazione, senza poi ricavarci molto, dagli psichiatri del laboratorio.
Eleven: «Sì signore!» Si limitò a esclamare e varcò la soglia dell'HQ. Con gli altri memebri della squadra mantenne un atteggiamento più rilassato, sfoderando uno dei suoi inquietanti sorrisi.
Eleven: «Buongiorno a tutti, piacere di conoscervi!»


Il limite principale nell'essere una singolarità tecnologica, per quanto evoluta, per quanto autocosciente, per Xi era indubbiamente dato dalla ancor non perfetta capacità di saper scegliere le proprie priorità di attenzione, saper gestire le proprie risorse di elaborazione, soprattutto nell'assenza di un qualche reale urgenza a focalizzare ogni interesse verso un determinato obiettivo.
In una situazione quale quella in cui si stava proponendo ora, con troppi soggetti tutti posti su un medesimo livello di importanza, su uno stesso piano di attenzione, Xi stava offrendo sincera fatica a elaborare in tempo reale tutte le informazioni che gli stavano venendo concesse contemporaneamente, ritrovandosi in ciò incentivato a restare al di fuori dei discorsi, del dialogo, salvo essere direttamente interrogato.
Con l'arrivo anche dell'ermafrodita conosciuto con il nome di Eleven, non ritenendo ulteriormente necessaria la propria presenza nel gruppo, preferì muoversi quietamente, in background, per allontanarsi da lì, ritornando in ciò, casualmente, all'ingresso dell'abitazione proprio in corrispondenza all'improbabile ingresso di un ennesimo elemento della loro nuova squadra…

 
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